La biblioteca dei Libri Bruciati: il luogo dove la Memoria è sopravvissuta alla barbarie nazista

La biblioteca dei Libri Bruciati: il luogo dove la Memoria è sopravvissuta alla barbarie nazista

“L’uomo del futuro non sarà più un uomo fatto di libri, ma un uomo fatto di carattere. È a questo scopo che noi vi vogliamo educare”: non si tratta di un passo del celebre romanzo distopico di Ray Bradbury “Fahrenheit 451”, bensì di una delle frasi più atroci e pericolose pronunciate dall’uomo nel corso della Storia. Risale al 10 maggio 1933 e fa parte del discorso che il gerarca nazista Joseph Giebbels tenne per incoraggiare la popolazione ad “eliminare con le fiamme lo spirito maligno del passato”. I roghi di libri nazisti distrussero milioni di pagine considerate non in linea con il regime: ma c’è un luogo, in Germania, dove la memoria che la brutalità ha tentato di cancellare sopravvive.

La biblioteca di Augusta: la missione di Georg Salzman

Uno dei roghi di libri del 10 maggio 1933 a Berlino.in foto: Uno dei roghi di libri del 10 maggio 1933 a Berlino.

Si tratta della biblioteca dell’Università di Augusta, che ad oggi raccoglie 11 mila volumi salvati dai roghi che imperversarono in tutta la Germania dal marzo al maggio 1933. Ma il merito di questa importantissima raccolta non è dell’accademia tedesca, bensì di un singolo uomo che a partire dagli anni Settanta fino alla sua morte ha avuto un unico obiettivo: salvare dalla barbarie del passato la memoria collettiva dell’umanità.

Il suo nome è Georg Salzman, figlio di una famiglia sostenitrice del regime ed egli stesso membro della Gioventù hitleriana prima, dell’esercito tedesco poi. Nel 1945 suo padre, per anni convinto sostenitore delle politiche naziste, si spara alla testa perché incapace di fare i conti con la responsabilità della Storia: da quel momento in poi Georg rifiuterà il suo passato, lavorando incessantemente alla sua personalissima e particolare biblioteca. Il primo libro che Salzman trova e conserva è “The Fight” di Ernst Weiss, scrittore austriaco morto suicida all’indomani dell’invasione tedesca di Parigi. Dal 1976 al 2013, anno della sua morte, il bibliotecario ha raccolto qualcosa come 15 mila volumi: tutte le prime edizioni delle opere sopravvissute ai roghi dei libri del 1933.

Un atto fortemente simbolico, quello di Salzman, che ha salvato una mole enorme di libri rarissimi dalla biblioclastia nazista ma che, soprattutto, ha lanciato un forte segnale sull’importanza della cultura e della memoria anche in momento di estrema violenza. La sua raccolta è divenuta famosa come “La Biblioteca dei Libri Bruciati”: gran parte di essa si trova ad Augsburg, mentre il restante dei volumi è stato raccolto dalla figlia in una piccola biblioteca di Himmelpfort, a nord est della Germania.

I roghi di libri: il mondo della cultura al servizio del regime

Nel 1933 nelle principali città tedesche, da Berlino ad Heidelberg, studenti e uomini di cultura scesero in piazza per dare alle fiamme migliaia di libri: testimonianze di quello “spirito non tedesco” avverso al regime, voci che avevano condannato le brutalità della Prima guerra mondiale e tutto quello che ne era seguito, intellettuali socialisti, o semplicemente scrittori che avevano come unica colpa quella di portare un cognome ebreo.

Scomparvero nella cenere numerosissime prime edizioni delle opere di Heinrich Mann, Bertolt Brecht, Artur Schnitzler e Kafka. Non scamparono alla censura di stato nemmeno James Joyce, Ernest Hemingway, Jack London ed Émile Zola, insieme (ovviamente) a Karl Marx e a Vladimir Majakovskij. Nella sola notte del 10 maggio vennero dati alle fiamme 25 mila libri. Cancellare dalla memoria collettiva le tracce di qualsiasi alternativa possibile: uno degli atti forse più violenti e brutali, per il significato simbolico che nasconde, dell’intera storia dell’umanità.

Fonte: La biblioteca dei Libri Bruciati: il luogo dove la Memoria è sopravvissuta alla barbarie nazista

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