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La politica estera approssimativa di Berlusconi: rischi all’orizzonte.

18 febbraio 2010 Un Commento

La Libia blocca i cittadini Schengen alla frontiera: 20 italiani bloccati all’aeroporto di Tripoli. Ecco i frutti della politica estera “di pancia” del governo Berlusconi

Il 14 febbraio, con una decisione comunicata all’Ufficio dell’Immigrazione, il Comitato Generale del Popolo, ovvero il governo libico, ha deciso di non rilasciare più i visti di ingresso ai cittadini provenienti dall’area Schengen e, inoltre, di non ammettere sul territorio quei cittadini che arrivano in Libia già provvisti di un visto Schengen. Fonti consolari italiane hanno fatto sapere che, di un gruppo di 40 connazionali arrivati in Libia il 14 febbraio scorso, 22 persone sono tutt’ora bloccate all’interno dell’aeroporto di Tripoli.
Se non si vuole ritenere fallita la politica estera del governo Berlusconi sull’asse Italia – Libia, è necessario credere che anche questa ennesima provocazione di Gheddafi sia stata avallata dalle ripetute strette di mano tra il Cavaliere e il Colonnello.

Silvio Berlusconi e Gheddafi Agosto 2008(1) L’unica voce istituzionale costretta a pronunciarsi sul caso è la Farnesina, che sul sito www.viaggiaresicuri.it  “sconsiglia” ai cittadini italiani tutti i viaggi verso la Libia a seguito delle “improvvise e non annunciate misure restrittive”. Per il resto, le bocche restano cucite. Tace anche Silvio Berlusconi, dimostrando – se ancora ce ne fosse stato bisogno – la propria sudditanza nei confronti del fascino dittatoriale di Muammar Gheddafi. D’altronde niente di nuovo. Visto che Berlusconi, pur vantando – cosa di per sé già opinabile – legami di amicizia personale con Gheddafi, ha ritenuto in passato di non dover sollevare alcuna questione nei casi dell’immigrazione e della mancata sottoscrizione di Tripoli dei trattati internazionali per la protezione dei rifugiati internazionali.

Per queste ragioni – in relazioni agli accordi libici – anche le mosse del governo italiano appaiono “improvvise e non annunciate”. Nel senso che le dichiarazioni ’spontanee’ di Berlusconi non rappresentano una linea programmatica del governo in politica estera. Non sono cioè l’espressione di decisioni condivise, ma si lasciano andare all’emozione del momento, senza alcuna analisi politica delle conseguenze.

Ultimo esempio, in ordine di tempo, sono le dichiarazioni di Berlusconi durante la firma degli accordi bilaterali tra Italia e Israele nel palazzo del Governo a Gerusalemme.
“Il problema della sicurezza è fondamentale per Israele. Ora ancora di più perché c’è uno Stato che prepara l’atomica per usarla contro qualcuno. È uno Stato che ha una guida che ricorda personaggi nefasti del passato”.

Dichiarazioni che possono essere facilmente condivisibili, come quella secondo la quale “è un dovere sostenere ed aiutare la forte opposizione” in Iran. Ma che – come ha ricordato Lucio Caracciolo su Limes (Se Berlusconi lancia l’offensiva in Iran, 3 febbraio 2010) – “proprio nelle settimane in cui si discutono i dettagli di un nuovo giro di sanzioni contro il regime dei pasdaran e in cui l’America, per ordine di Barack Obama, rafforza la sua presenza navale nel Golfo, in funzione dichiaratamente anti-iraniana” potrebbero esporre per prima l’Italia a ritorsioni da parte del governo di Teheran. L’importante è che Berlusconi ne fosse consapevole, ovvero avesse in precedenza concordato tale condotta con le autorità diplomatiche e militari. Caracciolo dubita. Infatti conclude:
“I nostri uomini in Libano e Afghanistan sono, di fatto, sotto un ambiguo ombrello di protezione iraniano. È ovvio che, in caso di conflitto, questa protezione cadrà. I nostri contingenti sarebbero probabilmente oggetto delle prime rappresaglie iraniane. Ma non è detto che queste considerazioni siano state presenti a Berlusconi nel momento in cui si lanciava nell’offensiva verbale contro Teheran”.

Insomma, Berlusconi parla, parla e parla. E poi si corre ai ripari.

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Un Commento »

Commento di Antonello Angotzi ITALY Riceverà i nuovi commenti via email
2010-02-19 20:12:26

E infatti è proprio il suo “straparlare” che spesso preoccupa!
Straparlare non è certo una cosa propria degli ultimi 150 anni di Governo Italiano… anzi!
In Italia succede di tutto ma si parla del nulla, si fanno le corna amichevoli per esser spiritosi e burloni, più che diplomatici e seri; si fanno i “cucù”, si riesce perfino a dare del Capò a chi, storicamente non si merita nessun riferimento, nemmeno per scherzo a simili figure… si fa di tutto e tutto viene visto come uno scherzo!
Certo che se si parlasse sul serio sarebbe difficile vedere i lavoratori sui tetti che scherzano, così come appare difficile pensare che un telefonista Omega “sequestri” il proprio dirigente, che non versa lo stipendio, per scherzo… e risulta ancora più difficile vedere gli ultimi respingimenti dei clandestini Libici da parte dell’Italia come uno scherzo! Lo si fa per ridere a farli rientrare in Patria dove se finiscono in carcere se ne perdono definitivamente le tracce.
Per non parlare delle dichiarazioni in Israele:

Israele? “La più grande democrazia del medioriente”
L’ingresso in Europa, “il mio più grande sogno!”
L’attacco a Gaza? “Una giusta reazione!”

Per carità… se l’opposizione non si oppone e i cittadini rimangono sudditi inermi… non credo che dichiarazioni simili possano portare del bene ad un’Italia sempre più a pezzi!

Antonello Angotzi
http://laltravita.webatu.com

 
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