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I baroni della bistecca: la foresta Amazzonica brucia

13 febbraio 2010 5 Commenti

Brasile: i grandi allevatori di bovini – che un servizio del quotidiano inglese «The Guardian» chiama «baroni della bistecca» – si stanno dando da fare per ripulire la loro immagine piuttosto annerita dai fumi degli incendi che distruggono l’Amazzonia e dalle notizie sulle responsabilità degli allevamenti bovini circa le emissioni di metano, potente gas serra. L’80% della deforestazione amazzonica è ormai universalmente attribuita al complesso mangimi-pascoli. In immense aree forestate o semiforestate, gli alberi sono spazzati via per far spazio a campi di soia – che nutriranno allevamenti brasiliani ed europei – e soprattutto a superfici erbose dove brucano le mandrie.

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Il Brasile è il primo esportatore al mondo di carne di manzo; la Gran Bretagna uno dei principali importatori.

I suddetti «baroni», sotto accusa per i loro peccati ambientali sia in patria (il governo di Lula si è formalmente impegnato a porre fine alla distruzione della foresta provocata dai pascoli bovini)
sia a livello internazionale (eloquente il rapporto di Greenpeace, «Amazzonia arrosto», pubblicato l’anno scorso) cercano aree meno osservate. Dove le vanno a pescare? Sulla frontiera con il Paraguay.

Però, denuncia l’organizzazione Survival International, stanno occupando terre tradizionali indigene, abitate dalla tribù Totobiegosode. Questa fa parte della più ampia famiglia tribale degli Ayoreo e vive tuttora in isolamento volontario. Secondo i conservazionisti, che si basano come prova sulle immagini da satellite, la compagnia brasiliana Yaguarete Pora Sa ha già distrutto migliaia di ettari delle foreste tribali, per convertirle in pascoli. La comunità tribale ha dunque chiesto protezione attraverso altri membri della famiglia Totobiegosode, che nel 1993 aveva intrapreso un cammino legale per assicurare la titolarità delle terre; finora senza aver ottenuto una decisione.

La foresta contesa si trova a 400 km a nord della capitale paraguayana Asunción, nella provincia dell’Alto Paraguay; là, secondo stime di ambientalisti locali, ormai il 90% delle aree sarebbe in mano ai baroni della bistecca brasiliani. Secondo i media, il Consiglio ambientale nazionale, organo governativo uruguayano, l’anno scorso ha cancellato per irregolarità dei permessi di abbattimento concessi in precedenza alla Yaguarete. Ma la compagnia ha già preso 78.500 ettari. Per rifarsi un’immagine, ha annunciato che 27.500 rimarranno a riserva forestale. Il piano della riserva è stato stilato dal National Land Trust, un organo formato dall’ex direttore dei parchi paraguayani per facilitare i proprietari terrieri che vogliono creare aree conservazioniste.
Ma Survival, sostenendo l’azione dell’associazione paraguayana Gat, giorni fa ha attribuito alla Yaguarete il poco ambito premio «Greenwash», letteralmente «lavaggio verde». Infatti, spianare la foresta e lasciarne pezzi a riserva per ragioni di pubbliche relazioni è pura ipocrisia.
La compagnia ha risposto che saranno garantiti i diritti di pesca e caccia a centinaia di famiglie indigene che vivono nell’area, e continueranno a poter praticare i loro «usi e costumi». Peccato che i Totobiegosode reclamino la titolarità di quelle terre da quasi venti anni, e in toto. Gli allevatori brasiliani sostengono di creare lavoro e rispettare le leggi, in Paraguay, e accusano Survival di «xenofobia» e di tentativo di influenzare il presidente di un paese sovrano. Oltretutto, concludono, c’è un trattato internazionale che impegna il Paraguay a proteggere gli investimenti brasiliani.

Di fronte a questo, la foresta che importa?

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5 Commenti »

Commento di ivan olivieri ITALY Riceverà i nuovi commenti via email
2010-02-15 23:22:20

per favore non distruggete la nostra foresta perche’ essa e per noi fonte di vita fermate ilbuldozer ayoeros totobiegosode… per favore non comprate soia e carne che distruggono le foreste se no i popoli indigeni che custodiscono le foreste che a noi danno la vita morjranno… ivan di maddalena

Commento di unblogindue ITALY
2010-02-16 19:27:50

Ivan hai ragione, dobbiamo boicottare i prodotti che vengono da chi sfrutta e distrugge la foresta.
Sarà dura, ma tutti noi possiamo fare la differenza.

 
 
Commento di manu
2010-02-23 03:27:38

Bisogna cercare di diventare vegetariani o almeno di ridurre il consumo di carne: tutta salute guadagnata, sia in termini fisici che ambientali.

 
Commento di ivan olivieri ITALY Riceverà i nuovi commenti via email
2010-04-13 21:31:11

carissima son daccordo su vegetariano attenta pero’ a non comprare e usare soia amazzonica e olio di palma questi 2 prodotti devastano le foreste e i popoli indigeni al pari della carne, grazie …e un grazie anche a unblogindue…ivan di maddalena

Commento di unblogindue ITALY
2010-04-14 10:29:14

Sai Ivan stiamo preparando un articolo proprio sulla soia amazzonica e sull’olio di palma, perchè si trovano in parecchi prodotti che vengono poi spacciati come puri e rispettosi. Il loro incremento, invece, è uno dei fattorie della distruzione dell’America Latina.
E’ bello avere lettori così attenti!
Grazie a te :)

 
 
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