No alle centrali eoliche al largo delle nostre coste!
Una distesa di pale eoliche tra le quali dovranno forse fare lo slalom petroliere e navi .
Mentre nell’Oristanese si battaglia per scongiurare l’apertura del parco eolico marino di Is Arenas, altre quattro società della Penisola progettano lo sbarco sulle coste del Golfo degli Angeli (tra Cagliari e Sarroch) e in quello di Palmas (Sant’Antioco).
I nomi sono top-secret (tranne quello della Trevi Energy di Cesena, capitale sociale di un milione di euro) ma è certo che i progetti siano stati presentati al ministero dei Trasporti per una richiesta di concessione demaniale della durata, a seconda del piano d’investimento, che varia tra i 30 e i 50 anni.
Gli elaborati tecnici raccontano di una produzione di energia potenziale che risulterebbe superiore a quella prevista dal piano regionale del 2006. Una media di 99 megawatt potenziali, da produrre per ogni impianto, supererebbe i 300 del cavo che collega l’Isola con il resto d’Italia. L’idea è quella di un mega-parco eolico marino nella zona antistante capo Zavorra (in territorio del Comune di Sarroch) e di uno, più piccolo, nel golfo di Palmas, a Sant’Antioco.
Per quanto riguarda l’area di Cagliari, i progetti sono di tre società, in due distinti siti di uno specchio d’acqua che ricade nell’ambito dell’Autorità portuale di Cagliari. Entrambi spostati verso Sarroch, a 5 miglia di distanza dalla costa, non lontano da capo Zavorra. «È una zona con insediamenti propri di un’economia impattante nei confronti dell’ambiente e del territorio», è scritto in uno dei progetti, con riferimento alla presenza della raffineria Saras, della Polimeri, dell’ex Rumianca. E un occhio all’economicità dell’investimento, visto che il fondale sul quale dovrebbero adagiarsi le basi dei rotori (5 metri di diametro) è profondo al massimo 35 metri: «Scavare e mettere in sicurezza l’impianto sarebbe meno complicato». Fuori dall’acqua l’altezza sarebbe di 50 metri. A complicare le cose c’è il fatto che a presentare domanda di concessione per lo stesso sito sono state due diverse società: la Trevi Energy (nessun dirigente dello stabilimento di Cesena ha voluto ieri commentare la notizia) e una che per ora resta senza nome. «Se così fosse», fanno sapere dalla Capitaneria di porto di Cagliari, «si dovrebbe ricorrere a una gara, visto che le due società sarebbero in concorrenza». Il secondo sito (per il quale ha presentato una terza compagnia) è confinante con il precedente, in direzione Cagliari. Se mai i progetti dovessero vedere la luce, andrebbero a formare un unico grande parco, per complessive 70 pale. Poco o niente si sa di Sant’Antioco: anche in quel caso la domanda proverrebbe da una società della Penisola, per 30 pale da installare nel golfo di Palmas.
Relativamente alla zona dell’oristanese tra Su Pallosu e Capo Marraggiu, le pale saranno 72, sistemate una accanto all’altra al largo della spiaggia di Is Arenas, Torre del Pozzo, Capo Marrargiu, Capo Nieddu, Su Pallosu e l’isola di Maldiventre, posizionate a circa 20 km dalla costa.
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Stamattina sarà presentata alla Capitaneria di Porto di Oristano la domanda per il posizionamento degli strumenti utili per raccogliere i primi dati e per l’installazione un prototipo dell’impianto.
La società Janna (formata dal gruppo Bentu ‘e soi e dagli altri soci Giovanni Luigi Pala, Marco Murru e Giuseppe Idda) fa sapere: <<Siamo convinti che non produrrà alcun impatto ambientale visto che sorgerà distante e al di fuori del banco di poseidonia. La sistemazione dell’impianto non modificherà in alcun modo l’ambiente: al termine della concessione non resterà nulla sul fondo>>
Il problema non è tanto quello del fondo, quanto quello del pelo dell’acqua: sulla linea dell’orizzonte di una delle zone costiere più belle e incontaminate della Sardegna si staglierà una muraglia di pale alte oltre 100 metri che “tapperanno” fisicamente il panorama.
Vi lascio con alcune simulazioni realizzate dalla Provincia di Oristano, per farvi comprendere con immediatezza la devastazione che un progetto folle come questo può comportare nel nostro territorio:
Noi non abbasseremo la guardia e lotteremo in ogni modo contro questo scempio. Non vogliamo diventare la pattumiera d’Italia accogliendo gli impianti nucleari, ma non possiamo nemmeno dire sì ad un progetto così ciecamente distruttivo dell’unica risorsa che, ad oggi, ci fa campare: il nostro patrimonio naturalistico.

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