“Dona Flor e i suoi due mariti”: ottima rappresentazione, se non fosse stato per la Murino.
Ieri siamo stati a teatro per assistere allo spettacolo “Dona Flor e i suoi due mariti”.
Tratto dall’omonimo, meraviglioso, monumentale libro di Jorge Amado, di cui abbiamo già parlato in questo articolo, agli inizi di questo nostro blog. L’opera di Amado, una delle nostre preferite in assoluto, è un profondo ritratto del Brasile più autentico e più caloroso, dei suoi riti, perfino dei suoi cibi e profumi.
Un susseguirsi di pagine che trasmettono al lettore le sensazioni del carnevale Bahiano, il vociare dei pettegolezzi di strada delle vicine di casa impiccione, gli invitanti odori della cucina di Dona Flor.
L’intero racconto è permeato di una travolgente sensualità, quella che Vadinho, primo marito di Flor, scapestrato donnaiolo e indomabile giocatore d’azzardo, le fa scoprire senza falsi pudori e con la quale la terrà per sempre incatenata al suo ricordo; quella di Teodoro, il secondo marito, che colpisce proprio per la sua completa assenza; quella di Flor, ragazza pudica prima, donna consapevole dei suoi desideri poi, che reprime le sue volontà con il timido secondo marito per poi lasciarsi travolgere dall’inconsolabile passione del fantasma dell’adorato Vadinho.
Nell’allestimento teatrale curato da Emanuela Giordano i protagonisti sono Caterina Murino (Dona Flor), Pietro Sermonti (Vadinho) e Paolo Calabresi (Teodoro), anche se la scena è dominata dalle “comari”, chiacchierone vicine di casa di Flor, Simonetta Cartia, Claudia Gusmano e Laura Rovetti, ovvero Dona Gisa, Dona Norma e Dona Emina e infine Serena Mattace Raso, la cinica Dona Rozilda, madre di Flor.
La scenografia è molto accattivante: tre pannelli su cui vengono proiettati i vari ambienti e che conferiscono la giusta profondità alla scena, il tutto in un’ambientazione minimale ma piacevole. La Bubbez Orchestra accompagna gli attori nelle scene con la sua ottima musica dal vivo, perfettamente intonata all’atmosfera di Bahia.
Gli implacabili pettegolezzi delle tre vicine ci accompagnano lungo la storia, dal funerale di Vadinho alla lunga vedovanza, dall’incontro con Teodoro alla ricomparsa del fantasma del sensuale primo marito.
La bravura delle attrici che impersonano le tre comari e anche della madre di Flor è veramente lampante: simpatiche, espressive e coinvolgenti, sono perfino delle ottime cantanti quando accennano qualche strofa di melodie popolari Bahiane.
Altrettanto evidente è la capacità tecnica dei “due mariti”: Paolo Calabresi, noto al grande pubblico per la sua partecipazione a Le Iene in veste di grande trasformista, incarna alla perfezione il pignolo farmacista Teodoro, ossessionato dall’ordine e schematico perfino nella gestione dei rapporti carnali con la moglie e ricorda in alcuni tratti i migliori personaggi resi da Alberto Sordi nei panni di contabili e perfezionisti sopraffatti dalle loro manie di perfezione.
Pietro Sermonti, giovane ma già conosciuto grazie a fiction e film per la tv, riesce bene nell’intento di incarnare Vadinho e il fisico e l’espressività lo aiutano a dare corpo all’irriverente donnaiolo, risultando credibile anche nei tratti più esasperati della sua sensualità.
Chi delude, purtroppo, è proprio lei, Caterina Murino. Ormai divenuta star internazionale in seguito alla partecipazione ad uno degli ultimi film di James Bond, non pare ancora pronta ad affrontare degnamente il palcoscenico teatrale.
Il giudizio del pubblico alla fine del primo atto era unanime: la giovane attrice cagliaritana è statica, inespressiva, non trasmette nessuna delle caratteristiche del personaggio, perfino il tono della sua voce risulta monotono, sempre uguale.
Passa dalla fase del dolore più vivo per la morte di Vadinho alla consapevolezza del lutto fino alla felicità per il secondo matrimonio senza mai mutare d’espressione. La dizione è molto incerta, l’accento sardo si sente ancora, e questo non è un male, ma gli esercizi per eliminarlo compromettono la comprensibilità delle sue battute, e il tono sempre uguale non aiuta certo a destare l’attenzione del pubblico.
Niente nella sua figura ricorda la Dona Flor conosciuta fra le righe del libro: dove l’una è potentemente sensuale l’altra è legnosa, dove l’una si abbandona alle sfrenate danze con Vadinho, l’altra è rigida, poco credibile mentre muove pochi passi di danza.
E’ difficile per il pubblico comprendere quando la protagonista parla e quando invece si abbandona ai suoi pensieri, abilità che viene presto insegnata agli aspiranti attori e che invece pare lontana dalla Murino, la quale, non mutando l’espressione del viso, rende il tutto un continuum poco coinvolgente.
Non si comprende la realtà delle sue sensazioni, nemmeno quando, in una scena potenzialmente ai tratti dell’erotismo, ella si trova a parlare con Teodoro mentre il fantasma di Vadinho la tormenta con baci e carezze senza freni. Niente, nessun tratto di abbandono, nemmeno un’ombra di desiderio, di accennato piacere. Niente, la Dona Flor in questione è lì, seduta, rigida e inespressiva.
Una linea retta di apatia che scorre lungo tutta la pièce, senza mutamenti di sorta.
Flor è invece il perno intorno a cui ruota e si dipana il romanzo: la giovane cuoca bahiana, sensuale e carnale nella sua semplicità, si trova, ahilei, rappresentata sul palco da una donna severa nell’espressione del viso, che pare non avere alcuna confidenza con il proprio corpo e nemmeno con le tecniche basilari della recitazione, al punto da risultare smaccatamente falsa quando finge le lacrime.
Il parere che abbiamo raccolto alla fine dello spettacolo è stato uno e uno solo: ottima rappresentazione, se non fosse stato per la Murino.

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Volevo comunicare che la madre di Flor, dona Rozilda,che avete visto a Cagliari e che vedrete fino al 31 marzo è rappresentata da Serena Mattace Raso.
Grazie della precisazione, nel volantino consegnatomi al teatro Verdi (Sassari) risultava il nome che ho scritto nel post.
Correggo subito.
Perchè rimanere anonimo? non hai il coraggio delle tue opinioni?
Ma stai dicendo a me? Il coraggio delle mie opinioni non mi manca di certo, altrimenti non avrei scritto quello che hai letto.
Quanto al rimanere anonima, non vedo nessuna legge che mi obblighi a dichiarare le mie generalità su uno spazio che mi appartiene. Mi spieghi per favore in che modo conoscere il mio nome influisca sulla mia recensione?
concordo con tutto quello scritto nel posto: lo spettacolo è piacevolissimo.
la murino è bella, ma essere un’attrice è un’altra cosa.
Grazie Stef, lo spettacolo comunque, a parte lei, è davvero bello.
hola ! flor ti vorrei tanto incontre