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Asma bronchiale: in Italia l’incidenza è raddoppiata in 5 anni.

22 gennaio 2010 Nessun Commento

Gli esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sono ormai più che convinti che la Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO) sia divenuta una vera e propria epidemia globale, considerato che circa 80 milioni di persone nel mondo ne soffrono in forme più o meno severe e più di 3 milioni sono stati i decessi nel 2005 causati da questa condizione. In Italia asma bronchiale e bronchite cronica colpiscono più del 10% della popolazione. E la BPCO è responsabile in particolare di 18mila decessi l’anno nel nostro Paese: tra i campanelli d’allarme soprattutto la sensazione di «fiato corto» e la difficoltà crescente a compiere sforzi anche minimi. Il dato più preoccupante è però la non consapevolezza: un malato su due non sa di esserlo, e se il 30% degli asmatici non ha mai ricevuto una diagnosi, nel caso della bronchite cronica la percentuale sale al 50-75%. «Questa sottovalutazione – afferma il presidente dell’ERS (European Respiratory Society) Leonardo Fabbri, direttore della Clinica di Malattie Respiratorie dell’Università di Modena e Reggio Emilia – sottolinea la necessità di affrontare meglio le tematiche delle malattie respiratorie, con l’identificazione dei fattori di rischio e studiando l’impatto sui nostri polmoni di fumo e inquinamento».

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Il nostro sistema immunitario è in via cambiamento. Le risposte difensive del nostro organismo si stanno modificando in relazione alla minore incidenza delle malattie infettive. È in questa rilevazione che si fonda l’innalzamento esponenziale dei casi di asma bronchiale, passato dal 5 al 10% in cinque anni sulla popolazione italiana, in particolare nella fascia pediatrica. L’asma bronchiale è una malattia caratterizzata da infiammazione della parete dei bronchi. L’infiammazione si accompagna a restringimento del calibro dei bronchi, produzione di muco nel loro interno, con conseguente, minore passaggio di aria attraverso le vie aeree, ridotto scambio di ossigeno nei polmoni.

E’ quanto emerge dalle rilevazioni della Società italiana di medicina interna. I dati sono stati resi noti di recente, richiamando  due studi internazionali: il primo, denominato chiamato Isaac (International Study of Asthma and Allergies in Childhood), ha preso in causa un gruppo di bambini seguito per circa cinque anni ed ha rilevato che in questo arco di tempo i casi di asma sono passati dal 6 al 12-13%. Il secondo studio è stato condotto su 1.500 atleti che hanno partecipato alle ultime due edizioni delle Olimpiadi, Sidney 2004 e Pechino 2008.

“Alla base del fenomeno, non può essere rintracciata una sola motivazione ma un insieme di fattori legati ai nostri stili di vita – spiega il professor Sergio Bonini, ordinario di medicina interna alla II Università di Napoli. A questi è collegata, infatti, una continua diminuzione delle malattie infettive, che ha cambiato le risposte delle nostre difese naturali”. “Il sistema immunitario – aggiunge – ha due meccanismi di reazione che noi chiamiamo TH1, che difende dalle infezioni e TH2, che coordina la risposta allergica”. “In pratica – prosegue il professore -, la nostra minor necessità di difenderci da batteri ed infezioni, ha portato il sistema immunitario ad uno squilibrio tra TH1 e TH2 con il risultato di concentrarsi spesso su sostanze innocue dando forti reazioni allergiche e asma. In questo campo pensiamo che il futuro della medicina sia quello di creare farmaci che possano riequilibrare il sistema immunitario”.

A fare la differenza, nel contrarre la malattia, inciderebbe anche lo stato sociale dei pazienti. I figli di persone laureate hanno infatti prevalenza di asma più alta rispetto a quelli con livelli di istruzione più basso. I figli di famiglie con un solo figlio hanno in genere una maggiore probabilità (fino al due volte) di sviluppare asma bronchiale rispetto a famiglie che hanno due o più figli. Il primogenito ha sempre una maggiore probabili di sviluppare asma rispetto ai fratelli minori.

Una delle domande sui fattori di incidenza, si è concentrata anche sugli effetti dell’inquinamento. Un esperimento britannico ha visto a Londra 60 persone arruolate per svolgere attività fisica lungo la trafficata Oxford Street e in Hyde Park Corner. I risultati hanno dimostrato come ci sia una correlazione diretta tra inquinamento ed attacchi d’asma. Si è visto infatti molto chiaramente come gli ‘’sportivi” immersi nello smog abbiano accusato i fumi di scarico molto più di quelli che hanno fatto sport nel pur vicinissimo, ma verde, Hyde Park.

Ma, avverte il  dott. Bonini, la risposta non può essere univoca: “L’inquinamentopuò certamente avere delle ricadute sullo scatenarsi dei sintomi, ma da sola non può giustificare l’aumento dei casi della patologia. Ne è una dimostrazione la comparazione con tra i dati di oggi e quelli raccolti in Germania Est e Ovest prima del 1989″. “Si notato infatti in maniera marcata – conclude Bonini -, come nell’area dell’ex Germania Est al calare dei fattori inquinanti, prima altissimi, non solo non abbia coinciso una rapida discesa delle malattie respiratorie e dell’asma, ma anzi come queste siano oggi aumentate in modo considerevole”.

L’asma bronchiale, però, è una patologia assolutamente controllabile, tiene a precisare il professor Bonini: “Le terapie oggi disponibili, in riferimento alle linee guida standardizzate a livello internazionale, sono efficacissime e sicure”. “Le metodologie di trattamento, agiscono in modo ottimale nel 95% dei casi. E non comportano gravi ricadute economiche: sono infatti tutte a carico del Servizio sanitario nazionale”. “Un po’ di prevenzione – conclude – tuttavia non guasta: è bene tenersi lontani da elementi allergizzanti, quali ambienti polverosi, freddi, inquinati. Il giusto controllo dei fattori scatenanti, consente decisamente, ai pazienti, una migliore qualità di vita nel quotidiano”.

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