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	<description>Cambiare il mondo..un post al giorno!</description>
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		<title>Il forno a microonde: perfetto per ammalarsi di cancro.</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 07:26:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Esiste da dieci anni una prova che dimostra come il cibo trattato con le microonde possa danneggiare il sangue in modo rilevante. Studi più recenti hanno aggiunto prove evidenti che il forno a microonde è un rischio per la salute.
Nel 1989, un nutrizionista svizzero, il Dottor Hans-Urich Hertel fece delle scoperte allarmanti sull&#8217;uso del forno a microonde ma nonostante ciò per più di dieci anni ha dovuto lottare per avere il diritto di far sapere al mondo che cosa aveva scoperto.
Il punto che ha cercato in tutti i modi di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Esiste da dieci anni una prova che dimostra come il cibo trattato con le microonde possa danneggiare il sangue in modo rilevante. Studi più recenti hanno aggiunto prove evidenti che il forno a microonde è un rischio per la salute.<br />
Nel 1989, un nutrizionista svizzero, il Dottor Hans-Urich Hertel fece delle scoperte allarmanti sull&#8217;uso del forno a microonde ma nonostante ciò per più di dieci anni ha dovuto lottare per avere il diritto di far sapere al mondo che cosa aveva scoperto.<br />
Il punto che ha cercato in tutti i modi di rendere noto al pubblico è di interesse vitale per i consumatori : tutti i cibi che vengono cucinati o scongelati nel microonde possono causare dei cambiamenti del sangue che indicano lo sviluppo di un processo patologico presente anche nel cancro.<br />
Nonostante ciò, Hertel per tutto questo tempo, è stato preso in giro dai fabbricanti di forni a microonde che hanno usato le leggi svizzere sul commercio per tappargli la bocca al punto di minacciare di rovinarlo.<br />
Nel marzo 1993, il Tribunale per il Commercio di Berna, a seguito di una denuncia della Associazione Svizzera dei Produttori di Apparecchi Elettrici Domestici ed Industriali, ha fatto divieto al Dottor Hertel di dichiarare pubblicamente o per iscritto che i forni a microonde sono dannosi per la salute. Non ubbidire a questo ordine avrebbe potuto significare una multa di 5000 Franchi Svizzeri o addirittura un anno di prigione. <a href="http://www.unblogindue.it/wp-content/uploads/2010/09/cookinginmicrowaveoven.jpg"><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto; border: 0px initial initial;" title="cooking in microwave oven" src="http://www.unblogindue.it/wp-content/uploads/2010/09/cookinginmicrowaveoven_thumb.jpg" border="0" alt="cooking in microwave oven" width="397" height="313" /></a><br />
La Corte Federale di Losanna ha confermato questo verdetto nel 1994, giustificandolo sulla base della Legge Svizzera contro la Concorrenza Sleale che proibisce &#8220;dichiarazioni discriminanti, false, ingannevoli e dannose contro un produttore e i suoi prodotti&#8221;.<br />
Tale legge imbavaglia anche la stampa svizzera poiché qualsiasi osservazione che possa essere considerata una critica del forno a microonde può con facilità portare ad un processo.</p>
<p>Le opinioni svizzere sulle scoperte del dottor Hertel non sono condivise dal resto dei paesi europei. Nell&#8217;agosto del 1998, la Corte Europea dei Diritti Umani stabilì che l&#8217;ordine del silenzio emesso dalla corte svizzera contro il Dottor Hertel era contrario al diritto di libertà di espressione : la Corte Europea ordinò anche alla Corte Svizzera di pagare un compenso di 40.000 franchi svizzeri come risarcimento: pur avendo vinto la causa da due anni, il Dottor Hertel è ancora in attesa che il Tribunale svizzero annulli la sentenza precedente e gli tolga la multa di 8000 franchi. Nel frattempo comunque le sue scoperte sensazionali sono state convalidate da testimonianze che spuntano qua e là in tutto il mondo.<br />
Si ritiene che i forni a microonde siano stati ideati durante la seconda guerra mondiale in Germania per facilitare la preparazione del cibo nei sottomarini; altri dicono che gli stessi scienziati svilupparono tale invenzione per facilitare le manovre durante l&#8217;invasione dell&#8217;Unione Sovietica. In ogni modo l&#8217;invenzione è databile dalla Seconda Guerra Mondiale.<br />
Dopo la guerra, questa tecnologia fu importata negli USA dove fu sviluppò anche a livello commerciale e il primo forno a microonde fu messo in commercio nel 1952 dalla Raytheon. Da quel momento in poi, questa tecnologia è stata adottata in tutto il mondo senza che venissero fatte ricerche sui possibili effetti dannosi da parte delle autorità di nessun paese.<br />
Solo negli anni &#8216;70 cominciarono a comparire dei rapporti che mettevano in dubbio la sicurezza dei cibi cotti a microonde.</p>
<p>Studi istologici su broccoli e carote cotti a microonde rilevarono che le loro strutture molecolari erano deformate a tal punto da distruggere le pareti cellulari, modifiche che non si verificano affatto quando i cibi vengono sottoposti a metodi di cucina tradizionale.<br />
<strong>Come funziona un forno a microonde?</strong><br />
Il forno a microonde usa un dispositivo chiamato “magnetron”, che fa oscillare un fascio elettronico ad una frequenza molto alta, producendo così una radiazione di microonde (MW). Gli apparecchi domestici o industriali usano una frequenza di 2.45 gigahertz (Ghz)ad una potenza di 400-900 watts per un forno domestico standard, la cui alimentazione è progettata per fornire 4000 impulsi al magnetron.<br />
La frequenza di 2.45 Ghz si usa perché l&#8217;acqua assorbe l&#8217;energia elettromagnetica più velocemente e al massimo grado a questa frequenza, dando così modo al cibo che contiene acqua di riscaldarsi rapidamente.<br />
Le molecole contenute nel cibo sono costrette a allinearsi con il campo elettrico molto rapidamente e ad oscillare intorno al proprio asse. Il calore viene prodotto dalla notevole frizione intermolecolare.<br />
Le microonde vengono proiettate dal magnetron all&#8217;interno del forno, dove riscaldano il cibo dall&#8217;interno verso l&#8217;esterno, a differenza dei forni tradizionali che fanno l’esatto contrario.</p>
<p>Il riscaldamento dall&#8217; interno può lasciare delle zone fredde e da ciò la necessità di ruotare costantemente il piatto.<br />
Il massimo livello di perdita permesso dalle norme attuali corrisponde a una potenza di densità di 5 milliwatts per centimetro quadrato ad una distanza di 5 centimetri dalla porta del forno. Questo valore si basa su misurazioni standard per radiazioni MW che sono oggetto di discussione fra coloro che sostengono che gli effetti atermici delle radiazioni MW dovrebbero essere tenuti in considerazione solo quando i livelli di radiazione registrati sono bassi (come ad esempio con i cellulari). Lo sportello del forno stesso dovrebbe essere controllato periodicamente per assicurarsi che non ci siano eccessive perdite.</p>
<p>Undici anni fa, il Dottor Hertel, un medico nutrizionista che aveva già lavorato per diversi anni per una società alimentare svizzera si mise in contatto con il Professor Bernard Blanc dell&#8217; Istituto Federale di Tecnologia per sviluppare un programma di ricerca a largo raggio sull&#8217;effetto sugli esseri umani del cibo trattato con le microonde.</p>
<p>I due scienziati decisero in seguito di ridurre la loro ricerca ad un livello più limitato, quando il Fondo Nazionale Svizzero non si dichiarò disponibile a finanziare il loro progetto.<br />
Selezionarono otto individui dell&#8217;Istituto di Macrobiotica di Kientel in Svizzera che seguivano una dieta strettamente macrobiotica, compreso anche il Dottor Hertel: questo per ridurre al minimo la presenza di elementi che avrebbero potuto essere considerati fuorvianti per i loro effetti sull&#8217;analisi del sangue. Tutti i volontari avevano un&#8217;età compresa fra i 20 ed i 40 anni, tranne Hertel che aveva 64 anni.<br />
Come racconta Hertel nel suo libro &#8220;Ciò che i dottori non ci dicono&#8221;:</p>
<blockquote><p>&lt;&lt;Per otto settimane abbiamo vissuto tutti nello stesso albergo e non c&#8217;è stato ne fumo, né alcol, né sesso. Ad intervalli di 5 giorni, i volontari ricevevano uno degli otto tipi di cibo disponibili a stomaco vuoto : latte crudo biologico; lo stesso latte preparato in modo tradizionale; lo stesso tipo di latte scaldato in forno a microonde; latte pastorizzato in forma tradizionale; verdura da cultura biologica cruda; la stessa verdura cucinata in forma tradizionale; la stessa verdura surgelata e scongelata in forno a microonde e la stessa verdura cucinata in forno a microonde.&gt;&gt;</p></blockquote>
<p>Ai volontari fu prelevato il sangue immediatamente prima di mangiare e a intervalli fissi dopo avere mangiato i suddetti cibi.</p>
<p>Si poterono osservare dei cambiamenti significativi nel sangue di coloro che avevano consumato cibi trattati con forno a microonde: riduzione di tutti i valori dell&#8217;emoglobina e del colesterolo, sia delle lipoproteine ad alta densità (colesterolo &#8220;buono&#8221;) sia di quelle a bassa densità (colesterolo &#8220;cattivo&#8221;).</p>
<p>I linfociti (globuli bianchi) mostravano una diminuzione a breve termine più evidente dopo che era stato consumato del cibo trattato a microonde che dopo avere consumato del cibo cucinato in maniera tradizionale. Inoltre, Hertel scoprì un&#8217;associazione altamente significativa fra la quantità di energia a microonde nel cibo preso in esame e la luminescenza di quei batteri che si illuminano, se esposti ad una luce speciale, nel sangue di coloro che ne avevano mangiato. Hertel concluse che tale energia poteva essere trasmessa a coloro che mangiavano cibo cucinato a microonde.<br />
Oltre agli effetti suddetti, Hertel notò anche effetti non termici che, egli sostiene, alterano la permeabilità della membrana cellulare poiché cambiano i potenziali elettrici fra l&#8217;esterno e l&#8217;interno della cellula. Le cellule danneggiate diventano quindi facile preda dei virus, dei funghi e di altri microrganismi.<br />
I meccanismi naturali di riparazione delle cellule vengono anch&#8217; essi alterati, e ciò induce le cellule a ricorrere forzatamente alla riserva di energia in &#8220;stato di emergenza” passando dalla respirazione aerobica (basata sull&#8217;ossigeno) a quella anaerobica (priva di ossigeno). Invece di produrre acqua e biossido di carbonio, producono perossido di idrogeno e monossido di carbonio.<br />
In una situazione di questo tipo le cellule passano da un processo generatore di energia di &#8220;corretta ossidazione&#8221; ad uno di &#8220;fermentazione&#8221; malata.</p>
<p>Hertel prosegue e constata che quando il cibo è trattato con microonde, il forno emette una potenza di 1000 watt o superiore: la distruzione e la trasformazione delle molecole del cibo che ne risulta produce dei nuovi composti che si chiamano &#8220;radiolitici&#8221;, sconosciuti in natura. E&#8217; opinione corrente nei circoli scientifici che i cibi trattati a microonde non contengano livelli significativamente alti di composti radiolitici più dei cibi cucinati in maniera tradizionale, ma i risultati portati da Hertel suggeriscono il contrario.<br />
Le analisi del sangue dei volontari hanno confermato che in coloro che consumavano cibo trattato a microonde non tutto andava bene. Campioni presi ogni mattina alle 7,45, 15 minuti dopo che avevano mangiato e due ore dopo, mostrarono che i valori degli eritrociti, dell&#8217;emoglobina degli ematocriti e leucociti erano al limite minimo della normalità in coloro che avevano mangiato del cibo trattato a microonde.<br />
Tali risultati sono simili a quelli delle persone tendenti all&#8217;anemia; i risultati erano più evidenti e significativi statisticamente nel secondo mese della ricerca. Inoltre, in correlazione con la diminuzione dei valori, si erano innalzati i livelli di colesterolo.</p>
<p>Non è difficile capire perché la pubblicazione dei risultati della ricerca nel 1992 abbia causato allarme in Svizzera e  le reazioni delle autorità e dell&#8217;industria, che lo portarono davanti ad un tribunale e lo accusarono e condannarono per concorrenza sleale, segnano un capitolo vergognoso nella storia della “civilissima” Svizzera. Tale fu la pressione sul Professor Blanc che si sentì obbligato a dissociarsi pubblicamente dalla interpretazione data nella relazione congiunta che aveva seguito la loro ricerca, subito dopo la sua pubblicazione. Privatamente, egli ammise con il Dottor Hertel che lo aveva fatto perché temeva per la sicurezza della propria famiglia.<br />
Nonostante tutti i tentativi per metterlo a tacere, la ricerca del Dottor Hertel è disponibile <a href="http://www.naturalscience.org/index.php?id=24">sul sito web</a> della World Foundation for Natural Science.</p>
<p><strong>Altre ricerche.</strong></p>
<p>Dopo la seconda guerra mondiale anche i Russi hanno sperimentato il forno a microonde. Dal 1957 fino ad oggi, le ricerche sono state portate avanti dall&#8217;Istituto di Radiotecnologia di Klinsk, Bielorussia.</p>
<p>Secondo il ricercatore americano William Kopp, che ha raccolto sia le ricerche tedesche che quelle russe e che è stato inquisito per questo, dal gruppo russo sono stati rilevati i seguenti effetti :<br />
a)  La carne già cucinata e scaldata nel forno a microonde con calore sufficiente a distruggere un essere umano provoca :<br />
- d-nitrosoditanolamine (un agente ben conosciuto fra le cause del cancro);<br />
- destabilizzazione dei composti biomolecolari della proteina attiva;<br />
- origine di un effetto binding della radioattività dell&#8217;atmosfera;<br />
- origine di agenti che causano il cancro nelle proteine-idrolizzate del latte e dei cereali;<br />
b) L&#8217;emissione di microonde causa anche alterazioni nel comportamento catabolico (guasto) del glucoside &#8211; galattoside &#8211; elementi che si trovano nella frutta surgelata se viene scongelata in questo modo;<br />
c) Le microonde alterano il comportamento catabolico degli alcaloidi delle piante se la verdura surgelata, cruda o cotta viene esposta anche per tempi molto brevi;<br />
d) Formazione di radicali liberi che causano il cancro in alcune strutture molecolari con minerali in traccia nelle sostanze vegetali, specialmente nei tuberi crudi;<br />
e) L’ingestione di cibi trattati a microonde innalza la percentuale di cellule cancerogene nel sangue;<br />
f) A causa delle alterazioni chimiche nelle sostanze alimentari si riscontrano delle disfunzioni nel sistema linfatico che causano una degenerazione della capacità del sistema immunitario di autodifesa contro la crescita del cancro;<br />
g)  Il catabolismo instabile dei cibi trattati a microonde altera le loro sostanze elementali, e ciò provoca disturbi della digestione.<br />
h) Coloro che hanno ingerito cibi trattati a microonde mostrano un incidenza statisticamente maggiore di tumori allo stomaco e all&#8217;intestino, oltre a una degenerazione generale dei tessuti cellulari periferici ed una graduale perdita delle funzioni digestive e escretorie;<br />
i) L&#8217;esposizione alle microonde causa una diminuzione significativa dei valori nutrizionali di tutti i cibi studiati e nello specifico:<br />
- Una diminuzione della biodisponibilità delle vitamine del complesso B, della Vitamina C, vitamina E  dei minerali essenziali e lipotropi;<br />
- Distruzione del valore nutrizionali delle nucleoproteine della carne;<br />
- Diminuzione dell&#8217;attività metabolica degli alcaloidi, glucosidi, galattosidi e netrilosidi (tutte sostanze base delle piante presenti nella frutta e nella verdura);<br />
- Notevole accelerazione della disintegrazione strutturale dei cibi.<br />
Come risultato di tali ricerche i forni a microonde furono vietati in Russia nel 1976; questo divieto fu annullato dopo la Perestrojka.</p>
<p>Ancora alcune di queste teorie devono essere verificate, ma altre ricerche in Gran Bretagna e negli USA hanno messo in evidenza altri rischi. Nel 1990 all&#8217;Università di Leeds, due ricercatori del Dipartimento di Microbiologia Medica hanno studiato il calore irregolare che i forni a microonde possono causare. Hanno scoperto che il contenuto di sale in una data porzione di purea di patate influiva sulla temperatura interna della vivanda: maggiore era il contenuto di sale, minore era la temperatura.<br />
Da ciò i ricercatori hanno concluso che &#8220;la scarsa penetrazione delle microonde nel cibo preso in esame ad alta concentrazione ionica può essere causato dalla induzione della corrente elettrica/ionica sulla superficie del cibo stesso. Questo spiegherebbe la ragione per cui il cibo confezionato scaldato a microonde di solito è bollente in superficie ma freddo all&#8217;interno.</p>
<p>E&#8217; riferito il caso di un paziente che nel 1991 in un ospedale di Tulsa, Oklahoma, è morto per crisi anafilattica dopo una trasfusione di sangue che era stato scaldato in forno a microonde. L&#8217;irradiazione<br />
sembra avere alterato il sangue in qualche modo e avere causato la morte del paziente.<br />
Nell&#8217;Agosto 1989, una ricerca del governo britannico ha dimostrato che la Listeria ed altri batteri potenzialmente mortali possono sopravvivere nel cibo cucinato a microonde, anche se si seguono le istruzioni.<br />
Un&#8217;altra ricerca americana ha dimostrato che l&#8217;abitudine di riscaldare avanzi di cibo nel forno a microonde è potenzialmente pericolosa. I ricercatori che studiavano le cause di una serie di casi di Salmonellosi fra le persone che erano state colpite dal batterio dopo un picnic, nel 1992, scoprirono che, delle trenta persone che riportarono a casa la carne avanzata, i dieci che avevano usato il forno a microonde si erano tutti ammalati. Nessuno dei dieci che avevano usato un forno normale o una padella per riscaldare il maiale si era ammalato.<br />
I ricercatori conclusero che, paragonando i metodi convenzionali di riscaldamento, il forno a microonde non dava nessuna protezione all&#8217;insorgere di salmonella.</p>
<p><strong>Non scaldate mai il latte nel microonde!<br />
</strong>Riscaldare o scongelare latte materno nel forno a microonde causa un diminuzione del livello di fattori anti infettivi del latte, anche se si usano basse temperature (20- 53 °c).</p>
<p>In uno studio dell&#8217;Università di Stanford in California, il riscaldamento a microonde a più di 72°C si dimostrò come la causa di una sensibile diminuzione di tutti i fattori anti infettivi testati.<br />
Un altro studio, fatto a Vienna,evidenziò che cuocere il latte a microonde causa cambiamenti notevoli delle proteine: la D prolina e la cis D idrossidoprolina furono rinvenute in quantità significative nella formula del latte per neonati scaldato a microonde, mentre di solito solo la L prolina si trova nel materiale biologico. (L sta per levogiro, D per destrogiro, riferendosi alla direzione di rotazione degli elettroni sul piano di polarizzazione ottica).<br />
Lubec ed i suoi colleghi misero in guardia per il fatto che &#8220;la conversione di forme da trans a cis può essere pericolosa perché quando i cis-aminoacidi sono incorporati in peptidi e proteine invece che nei loro transisomeri, ciò può portare a cambiamenti strutturali, funzionali ed immunologici&#8221;. Altre ricerche hanno trovato che il latte per neonati trattato con microonde può causare cambiamenti molecolari degli aminoacidi delle proteine del latte, causando in tal modo tossicità o cambiando il valore nutritivo del latte stesso. Però la quantità di proteine cambiate era molto piccola..<br />
Non tutte le testimonianze sono comunque negative. Gli scienziati di un laboratorio dell&#8217;Istituto di ricerca di Zeist, in Olanda, hanno svolto una ricerca di 13 settimane sugli effetti del cibo trattato a micro-onde, sulla composizione del sangue ed altri indicatori sanitari su topi e sembra che non abbiano riscontrato nessun effetto negativo. Comunque va tenuto presente che si tratta di studi su animali e non sempre si possono applicare ad essere umani.</p>
<p>Un altro problema del cibo trattato a microonde è che esso ha un colore ed un sapore meno forte se paragonato al cibo cucinato in modo tradizionale: questo si verifica soprattutto nei cibi che contengono della pasta. Questo fatto ha sviluppato ed incoraggiato la produzione di additivi che possono essere usati nei cibi per forno a microonde e che riproducono artificialmente i colori ed i sapori che i consumatori<br />
si aspettano di trovare. Gli studiosi dell&#8217;università australiana degli stati di Lara e Ashton nel loro libro &#8220;I Pericoli del Progresso&#8221; affermano :</p>
<blockquote><p>&#8220;Un esempio di un nuovo tipo tecnologico di sapori specialmente destinati ai cibi da cucinare a microonde sono i recettori. Questi sono di solito incorporati nell&#8217;involucro dei cibi per microonde e sono usati per raggiungere delle aree ad alta temperatura; questo dona un effetto di rosolatura al cibo durante la cottura a microonde. Un leggero effetto collaterale di alcuni di questi prodotti prima del 1992 significava anche che veniva emessa una piccola quantità di etere bisfenolo Aúdiclicide, una sostanza chimica tossica conosciuta come BADGE, che andava nel cibo durante la cottura a microonde. Il BADGE era un componente dell&#8217;adesivo antigelo usato per fissare i recettori all&#8217;involucro.”</p></blockquote>
<p>Gli autori citano uno studio del 1992 su 52 campioni di pizza in cui nove recettori usati in una marca contenevano BADGE in una concentrazione che andava da 0,2 -a 0,3%. La sostanza chimica passava nella pizza quando questa veniva cucinata nell&#8217;involucro,come da istruzioni.<br />
Spesso pane e cereali vengono venduti in involucri cerati per poter facilmente essere scaldati a microonde, ma uno studio recente ha dimostrato che, scaldando come da istruzioni, il 60% della cera passava nel cibo.<br />
La pellicola in PVC che copre il cibo durante la cottura a microonde rilascia particelle di plastica tanto che una ricerca del 1996 raccomandava di non usare plastica PVC a diretto contatto con il cibo durante la cottura<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Come proteggersi se si deve continuare ad usare il forno a microonde?<br />
</strong>- Controllare periodicamente specialmente lo sportello di chiusura che è la parte più soggetta a perdite;<br />
- Non aprire mai la porta quando il forno è in funzione;<br />
- Stare ad una distanza di almeno 90 centimetri (specialmente i bambini) quando il forno è in funzione per evitare effetti cumulativi anche per esposizioni limitate. Il cristallino degli occhi è la parte a maggior rischio per una esposizione alle microonde perché non ha modo di disperdere l&#8217;energia termica in altro modo;<br />
- Evitare di cucinare a microonde cibi surgelati o preparati, specialmente se vanno cotti nel loro involucro;<br />
- Non usare contenitori in PVC;<br />
- Non incoraggiare gli adolescenti ad usare cibo scaldato a microonde o ad usare il forno in generale.<br />
Sappiate che la maggior parte dei ristoranti usa cibo da microonde in grandi forni industriali che risultano ancora avere maggiori rischi per i consumatori, e i clienti dovrebbero esserne informati.</p>
<p>Il messaggio è abbastanza chiaro. Non cuocete cibi in forni a microonde, specialmente per i bambini, a meno che non ci sia una vera urgenza. Non date ascolto alla pubblicità ingannevole che vi offre &#8220;una preparazione veloce&#8221; per la vostra vita &#8220;piena di impegni&#8221;.<br />
Rendetevi conto che il vostro corpo ha bisogno di cibi genuini preparati nel modo più genuino possibile in modo da farlo funzionare al massimo. Più vengono consumati cibi non genuini e sempre più gli organi del vostro corpo saranno colpiti negativamente verso la degenerazione e la malattia.</p>
<p>Una solida testimonianza scientifica ci fa comprendere che scaldare il cibo a microonde lo priva delle parti nutrizionali più importanti. Mangiare del cibo cucinato in questo modo produce dei cambiamenti del sangue, delle cellule e del sistema immunitario rendendo più facile che si verifichino condizioni cancerogene.<br />
Il cibo cucinato a microonde ha un sapore disgustoso, tanto che le industrie alimentari hanno dovuto usare additivi, coloranti, sapori artificiali ed altra spazzatura per farlo assomigliare il più possibile al sapore naturale, o come alternativa hanno aggiunto tali sostanze agli involucri, facendo passare gli additivi chimici direttamente nei cibo. Non ci dobbiamo quindi sorprendere se quelle particelle dei contenitori di plastica pronti per cucinare, finiscono nei cereali della colazione quando si scaldano.<br />
Ma se questa tecnologia è così pericolosa perché nessuno ha mai detto nulla?<br />
La risposta è che quei pochi che hanno tentato di dire ad alta voce quale è il problema hanno visto le loro informazioni venire soppresse dalle così dette “illuminate” società occidentali, come la Svizzera.</p>
<p>Trattate il vostro corpo come trattereste una Rolls-Royce non come un bidone della spazzatura.</p>
<p>Fonti:</p>
<p>- &#8220;What Doctors Don&#8217;t Tell You&#8221;, Lynne McTaggart</p>
<p>- &#8220;Electromagnetic Hazard Therapy&#8221;, Simon Best</p>
<p>-  La leva di Archimede</p>
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		<title>90 maiali soffocati in un TIR: quanta sofferenza finisce nei nostri piatti?</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 07:20:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>unblogindue</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ di ieri la notizia della morte di 90 maiali stipati in un tir che, dalla Catalogna, li portava in Sardegna per la macellazione.
Un viaggio di crudeltà inaudita: 180 suini del peso di circa 100kg ciascuno caricati su un autoarticolato partito da Agramunt, Spagna, il 21 agosto, imbarcatosi alle 17 del 22 da Livorno e arrivato il giorno dopo ad Olbia, alle 5 del mattino del 23 agosto.
Gli agenti della Polizia stradale di Cagliari, uniti ai veterinari della ASL, sono intervenuti all’arrivo del TIR al mattatoio di Settimo San Pietro. ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ di ieri la notizia della morte di 90 maiali stipati in un tir che, dalla Catalogna, li portava in Sardegna per la macellazione.</p>
<p>Un viaggio di crudeltà inaudita: 180 suini del peso di circa 100kg ciascuno caricati su un autoarticolato partito da Agramunt, Spagna, il 21 agosto, imbarcatosi alle 17 del 22 da Livorno e arrivato il giorno dopo ad Olbia, alle 5 del mattino del 23 agosto.</p>
<p>Gli agenti della Polizia stradale di Cagliari, uniti ai veterinari della ASL, sono intervenuti all’arrivo del TIR al mattatoio di Settimo San Pietro. Quando l’autista ha aperto I portelloni hanno trovato 90 maiali deceduti, alcuni anche in stato avanzato di decomposizione, segno di una morte avvenuta molte ore prima. Quelli sopravvissuti erano in grave sofferenza a causa della disidratazione: sono stati rifocillati dai veterinari e si sono rimessi, anche se il destino della macellazione li attende.</p>
<p>Per tutta la durata del viaggio, è stato accertato dagli agenti, le ventole di aereazione, che per legge devono funzionare per impedire il surriscaldarsi del vano di carico del bestiame sono rimaste ferme e non è mai stata somministrata neppure un goccia d’acqua alle povere bestie.</p>
<p>L’autista se la caverà con 2000 euro di multa e una denuncia per maltrattamento di animali, ma questo caso che sembra ormai archiviato merita una riflessione più profonda.</p>
<p>E’ tollerabile tutto questo?</p>
<p>E’ giusto infliggere queste torture agli animali, solo perchè sono comunque destinati alla morte per finire nei nostri piatti?</p>
<p><a href="http://www.unblogindue.it/wp-content/uploads/2010/08/231009b.jpg"><img style="border: 0px none; margin: 0px auto 5px; background-image: none; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; padding-top: 0px;" title="231009b" src="http://www.unblogindue.it/wp-content/uploads/2010/08/231009b_thumb.jpg" border="0" alt="231009b" width="338" height="270" /></a></p>
<p>E’ un problema che va analizzato sotto due punti di vista, quello etico e quello sanitario.</p>
<p>E’ eticamente corretto infliggere sofferenze gratuite ad esseri viventi? Anche se sono stati concepiti per diventare cibo per gli umani è giusto fargli vivere una vita di reclusione in gabbie, di annientamento dei loro istinti, di puro terrore nell’avvicinarsi alla morte?</p>
<p>E a livello di salute, quanto può essere nutriente la carne di animali stressati, impauriti, imbottiti di antibiotici e terrorizzati? Quale effetto hanno, nel nostro organismo, le endorfine e l’adrenalina rilasciate nelle carni dagli animali impauriti?</p>
<p>La domanda di carne di maiale sempre più magra – “l’altra carne bianca”, come ce l’hanno venduta- ha portato l’industria suina a selezionare maiali che non solo soffrono di più di problemi al cuore e agli arti, ma che sono anche più soggetti a irritabilità, paura, ansia e stress. Gli animali più stressati preoccupano l’industria non perchè si dia importanza al loro benessere ma perchè pare che il gusto della carne ne risenta: l’animale stressato produce più acidi che agiscono sul muscolo in modo analogo agli acidi che operano all’interno del nostro stomaco per digerire le carni.</p>
<p>I maiali raggiungono livelli di stress tali che perfino un trattore che passi troppo vicino ai capannoni in cui sono rinchiusi rischia, per via del rumore e delle vibrazioni prodotte, di ucciderli.</p>
<p>La maggior parte delle cose che i maiali amano fare, per istinto, si svolgono all’aria aperta: correre, giocare, prendere il sole, grufolare, rotolarsi nel fango e nell’acqua. I maiali rinchiusi negli allevamenti intensivi non possono fare niente di tutto ciò: vivono in edifici dal clima controllato artificialmente, senza sole nè stagioni. Sono creature incapaci di sopravvivere in quaunque luogo che non sia l’ambiente artificiale.</p>
<p>Non è raro che i maiali in attesa della macellazione abbiano un attacco cardiaco o non riescano più a muoversi. E’ il troppo stress: il trasporto, la manipolazione il cambio d’ambiente, le strida del loro compagni oltre la porta, l’odore del sangue.</p>
<p>Chi può spiegare questo comportamento? Si può affermare, a cuor leggero, che questi animali non abbiano percezione del dolore?</p>
<p>Sicuramente l’immagine dell’addetto allo stordimento che si dirige verso le bestie, sporco di sangue fino a metà delle braccia non le aiuta a stare tranquille.</p>
<p>Ricordiamoci, poi, che sono animali che hanno sofferto da quando sono venuti alla luce: pensiamo alla vita di una scrofa gravida. La sua sbalorditiva fertilità è frutto del suo inferno. La moderna scrofa industriale genera, nutre e cresce una media di quasi nove maialini per gravidanza, un numero che aumenta di anno in anno. Viene tenuta gravida il più possibile, per la maggior parte della sua esistenza e quando si avvicina il giorno del parto spesso le inducono il travaglio con farmaci, perchè partorisca nel momento più adatto per gli allevatori. Dopo lo svezzamento dei piccoli un’iniezione di ormoni e farà rapidamente tornare il ciclo perchè nel giro di tre settimane sia di nuovo pronta per la successiva inseminazione artificiale.</p>
<p>Nella maggioranza dei casi trascorrerà le sedici settimane di gravidanza in una gabbia di gestazione dalle dimensioni talmente ridotte che non riuscirà nemmeno a girarsi, cosa che le procurerà piaghe grandi anche qualche centimetro, infette. La noia e la disperazione la inducono a mordere continuamente le sbarre della gabbia.</p>
<p>I maiali allevati in questo modo mostrano, secondo uno studio del Comitato Scientifico Veterinario della Comunità Europea, ossa deboli, lesioni agli arti, problemi cardiovascolari, infezioni urinarie e riduzioni della massa muscolare tali da impedire loro di sdraiarsi.</p>
<p>Il 7% delle scrofe muore prematuramente per stress da isolamento e da riproduzione intensiva. Molti animali impazziscono per la reclusione, masticano ossessivamente le sbarre e bevono la propria urina.</p>
<p>Per evitare il cannibalismo e le ferite, ai maialini appena nati vengono troncati i denti e tagliata la coda; nei primi dieci giorni di vita vengono castrati senza anestesia. Quando arriva il momento dello svezzamento, tra il 9 e il 15% dei maialini sono morti.</p>
<p>I maialini deformi o quelli che non crescono abbastanza in fretta sono uno spreco per la fattoria: vengono presi per le zampe posteriori, fatti dondolare e sbattuti per la testa sul pavimento di cemento, operazione che si ripere anche centoventi volte in un giorno.</p>
<p>Una miriade di antibiotici, ormoni e altri medicinali somministrati con il cibo terrà in vita gli animali fino al momento di macellarli: i farmaci servono per combattere i problemi respiratori, diffusissimi negli allevamenti intensivi e che affliggono fra il 30 e il 70% dei maiali. Non deve stupire il fatto che quasi tutte le influenze che poi si diffondono anche agli umani in tutto il globo nascano dai maiali.</p>
<p>E’ sostenibile questo? E’ possibile far finta di niente?</p>
<p>In silenzio gli animali incrociano il nostro sguardo. L’animale ci guarda e se distogliamo lo sguardo siamo comunque coinvolti. Sia che cambiamo la nostra vita sia che non facciamo nulla, abbiamo risposto.</p>
<p>Non fare niente è fare comunque qualcosa.</p>
<p>Io ho fatto la mia scelta e con questo post la rendo pubblica: da oggi diminuirò il consumo di carni provenienti da allevamenti intensivi e disumani, fino ad azzerarlo.</p>
<p>Lo faccio per coscienza e per difendere la mia salute, quella di chi mi circonda, e per smettere di contribuire a tanto dolore.</p>
<p>Fonti: La Nuova Sardegna; Tg3 regione; “Se niente importa”, Jonathan Safran Foer, Guanda Editore.</p>
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		<title>Salmonella: cos’è e come possiamo evitarla.</title>
		<link>http://www.unblogindue.it/?p=7707</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 09:02:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>unblogindue</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute e alimentazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Avrete sicuramente sentito dell’ultimo allarme salmonellosi che ha portato al ritiro di ben 550 milioni di uova negli Stati Uniti. La salmonella presente nelle uova ha causato malesseri, anche gravi, in oltre 2000 persone in 17 stati e gli esperti dicono che le infezioni delle uova potrebbero essere state provocate da roditori o da mangimi contaminati somministrati alle galline.

Ma cosa è la salmonella? E come arriva nei nostri cibi, ad esempio nelle uova?
La salmonellosi è causata dalla presenza, nei cibi, del batterio Salmonella Enteritidis, la specie più comune di salmonella, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Avrete sicuramente sentito dell’ultimo allarme salmonellosi che ha portato al ritiro di ben 550 milioni di uova negli Stati Uniti. La salmonella presente nelle uova ha causato malesseri, anche gravi, in oltre 2000 persone in 17 stati e gli esperti dicono che le infezioni delle uova potrebbero essere state provocate da roditori o da mangimi contaminati somministrati alle galline.</p>
<p><a href="http://www.unblogindue.it/wp-content/uploads/2010/08/localeggsimage.jpg"><img style="border: 0px none; margin: 0px auto 5px; background-image: none; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; padding-top: 0px;" title="local-eggs-image" src="http://www.unblogindue.it/wp-content/uploads/2010/08/localeggsimage_thumb.jpg" border="0" alt="local-eggs-image" width="358" height="272" /></a></p>
<p>Ma cosa è la salmonella? E come arriva nei nostri cibi, ad esempio nelle uova?</p>
<p>La salmonellosi è causata dalla presenza, nei cibi, del batterio Salmonella Enteritidis, la specie più comune di salmonella, responsabile di oltre il 20 percento dei casi.</p>
<p>Il bacillo si insedia nelle feci animali e così entra a contatto con il terreno. Su 2300 varietà di Salmonella, la Enteriditis e la Typhimurium sono responsabili della maggior parte delle infezioni su suolo americano.</p>
<p>I sintomi sono crampi allo stomaco, diarrea e febbre e generalmente compaiono tra le 8 e le 72 ore successive all’ingestione del cibo contaminato.</p>
<p>I fastidi causati dall’infezione possono essere anche estremamente intensi e dolorosi e possono causare perfino la morte nei soggetti con sistemi immunitari più deboli, come I bambini, le donne in gravidanza, I neonati e gli anziani.</p>
<p>Le uova oggetto del richiamo erano contaminate dalla Salmonella Enteritidis, che si annida nelle ovaie delle galline e da viene trasmesso alle uova, oltre che passato da gallina a gallina per mezzo delle feci.</p>
<p>Tutte le uova, 550 milioni, provengono dalla stessa azienda, la Wright County Egg, nell’Iowa. Il suo proprietario, Jack DeCoster è stato accusato, in passato, di aver utilizzato pratiche moralmente ripugnanti nei confronti dei lavoratori dei suoi impianti e la sua azienda è stata sanzionata per violazioni sistematiche delle leggi su protezione animali e ambiente.</p>
<p>Ciò non sorprende coloro che conoscono le pratiche delle industrie alimentari: secondo la National Academy of Sciences all’interno degli impianti di allevamento e avicoltura industriale si diffondono infezioni e malattie degli animali con percentuali sconosciute in natura. Il 70% degli antibiotici e degli antimicrobici usati in America finiscono nei mangimi degli animali, non solo per forzarne la crescita ma per prevenire la vasta gamma di infezioni che si diffondono fra le gabbie luride in ambienti stressanti e inumani. La somministrazione sistematica di medicinali ha fatto si che molti batteri come la Salmonella, il Campylobacter, lo Staphylococcus Aureus e l’Escherichia Coli sviluppassero la resistenza ai farmaci.</p>
<p>Non sono solo le terrificanti condizioni ambientali in cui gli animali sono cresciuti e macellati a favorire tali infezioni, ma è soprattutto la penetrazione dei prodotti infetti nella popolazione che ne favorisce la diffusione.</p>
<p>Richiamare indietro mezzo miliardo di uova è solo una misura tardiva: se gli allevamenti industriali non avessero la diffusione e la presenza sugli scaffali di tutto il territorio che in effetti hanno non sarebbe possibile una infezione così massiccia. Un’unica fattoria non potrebbe mai causare problemi così giganteschi come un’infezione che colpisce 17 stati.</p>
<p>Se mangiate cibi più inclini a questo tipo di infezioni, tipo il pollame, le uova, la carne in genere, cercate di evitare i prodotti che arrivano da aziende multinazionali o da grandi colossi nazionali: preferite le aziende più piccole, meglio se locali. I beni avranno viaggiato meno e giungeranno più freschi sugli scaffali e, quindi, nei vostri piatti.</p>
<p>Per le uova, soprattutto, evitate quelle provenienti da allevamenti in gabbie e in batteria (tipo 3): scegliete quelle allevate all’aperto e biologiche (tipo 1 e 0) . Non comprate neppure, se possibile, quelle allevate “a terra” (tipo  2) : si tratta infatti di uova provenienti da galline recluse comunque in gabbie dalla base di un foglio A4, che però, invece che essere impilate in colonne che arrivano a raggiungere I soffitti degli stabilimenti, sono poggiate in terra. Niente prati verdi in cui beccare e razzolare liberamente ma gabbie di ferro con il fondo ricoperto di feci.</p>
<p>Per destreggiarvi fra I simboli presenti sulle uova può esservi utile <a href="http://www.unblogindue.it/?p=700" target="_blank">questo nostro post.</a></p>
<p>Non dimenticate di prestare enorme attenzione alle etichette e alle date di scadenza.</p>
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		<title>Gli USA inseriscono la PETA fra le organizzazioni terrostiche.</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 07:28:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>unblogindue</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>

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		<description><![CDATA[La PETA (People for Ethical Treatment of Animals) è un’ associazione ambientalista attiva da 30 anni e molto nota soprattutto per le sue campagne contro l’utilizzo di pellicce animali, supportate spesso da personaggi dello spettacolo.

Molto attiva negli Stati Uniti, è indubbiamente un’organizzazione molto scomoda e ha guadagnato la fama di essere una delle più controverse e odiate associazioni del pianeta.
I suoi membri spingono per ottenere il rispetto dei diritti degli animali, tema molto delicato in un paese che ha ormai industrializzato tutti gli aspetti della vita degli animali che poi ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La <a href="http://www.peta.org/" target="_blank">PETA (People for Ethical Treatment of Animals)</a> è un’ associazione ambientalista attiva da 30 anni e molto nota soprattutto per le sue campagne contro l’utilizzo di pellicce animali, supportate spesso da personaggi dello spettacolo.</p>
<p><a href="http://www.unblogindue.it/wp-content/uploads/2010/08/snaps5906_peta_gallery__322x400.jpg"><img style="border: 0px none; margin: 0px auto 5px; background-image: none; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; padding-top: 0px;" title="snaps5906_peta_gallery__322x400" src="http://www.unblogindue.it/wp-content/uploads/2010/08/snaps5906_peta_gallery__322x400_thumb.jpg" border="0" alt="snaps5906_peta_gallery__322x400" width="255" height="319" /></a></p>
<p>Molto attiva negli Stati Uniti, è indubbiamente un’organizzazione molto scomoda e ha guadagnato la fama di essere una delle più controverse e odiate associazioni del pianeta.</p>
<p>I suoi membri spingono per ottenere il rispetto dei diritti degli animali, tema molto delicato in un paese che ha ormai industrializzato tutti gli aspetti della vita degli animali che poi finiscono nei piatti.</p>
<p>L’ultima mossa con cui il governo degli USA cerca di frenare l’intemperanza di questi fastidiosi contestatori è stata quella di inserire la PETA nella lista delle organizzazioni terroristiche perseguibili sul suolo statunitense.</p>
<p>La novità si è appresa da un documento inviato dalla USDA, il dipartimento per l’ambiente del governo agli impianti che effettuano sperimentazioni sugli animali. E’ stato chiesto loro di indicare se avessero mai subito minacce o attacchi da una o più organizzazioni indicate come terroristiche, fra le quali figura anche la PETA.</p>
<p>Ecco l’estratto del documento, tradotto:</p>
<blockquote><p><span style="background-color: #ffffff;">B: Minacce terroristiche. Quali attività terroristiche sono state registrate all’interno o nelle vicinanze del vostro impianto negli scorsi 5 anni? (Episodi documentati). A chi sono attribuibili?</span></p>
<p><span style="background-color: #ffffff;">[  ]  Attacco da parte di terroristi internazionali</span></p>
<p><span style="background-color: #ffffff;">[  ]  Attacco da parte di associazioni terroristiche nazionali:</span></p>
<p><span style="background-color: #ffffff;"> &#8211; [  ] Earth Liberation Front (ELF)</span></p>
<p><span style="background-color: #ffffff;"> &#8211; [  ] Animal Liberation Front (ALF)</span></p>
<p><span style="background-color: #ffffff;"> <span style="color: #333333;"> <strong> &#8211; [  ] People for Ethical Treatment of Animals (PETA)</strong></span></span></p>
<p><span style="background-color: #ffffff;"> &#8211; [  ] Animal Defense League (ADL)</span></p>
<p><span style="background-color: #ffffff;"> &#8211; [  ] Stop Huntingdon Animal Cruelty (SHAC)</span></p>
<p><span style="background-color: #ffffff;"> [  ] Attacco cibernetico da fonte nota o ignota.</span></p></blockquote>
<p><span style="background-color: #ffffff;">Come vedete, la PETA è stata classificata come “associazione terroristica nazionale”, insieme a molte altre associazioni attive sul fronte ambientalista e animalista.</span></p>
<p align="left">Ciò che stupisce è l’incongruenza sul fatto che la PETA sia un ente non-violento e, soprattutto, finanziato da contributi governativi. Come si spiega quindi la presenza di un’associazione finanziata con fondi pubblici nella lista delle minacce terroristiche?</p>
<p align="left">L’unica spiegazione plausibile è la volontà del Governo USA, dettata e imposta dai diktat delle lobby dell’allevamento industriale di animali da  consumo, di zittire le continue denunce della PETA.</p>
<p align="left">Perchè?</p>
<p align="left">Perchè da anni loro si impegnano per svelare ciò che avviene all’interno degli allevamenti e dei mattatoi e quindi, con questa mossa, le industrie colpite dalle proteste degli attivisti potranno avvalersi delle leggi anti-terrorismo per tappare la bocca a chi suona fuori dal coro.</p>
<p align="left">La prima applicazione pratica di questo vergognoso provvedimento si avrà fra pochi giorni, a Sacramento in California, dove quattro attivisti saranno processati per terrorismo per aver organizzato un corteo di protesta. Affronteranno accuse paragonabili a quelle di coloro che progettano, realizzano e utilizzano bombe e ordigni letali. Tutto questo per aver inscenato un corteo con sit-in.</p>
<p>Seguiremo gli esiti del processo.</p>
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		<title>A caccia di Cappellacci…</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 06:41:00 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Ugo Cappellacci, per chi non lo conoscesse, è il Governatore della Regione Sardegna dal febbraio 2009. Durante la campagna elettorale che lo portò alla vittoria non ricordo di aver mai sentito la sua voce, ne di aver visto la sua faccia. La sua immagine era offuscata dalla presenza egocentrica di un personaggio che tutta Italia conosce bene, Silvio Berlusconi (per chi non lo sapesse è il presidente del Milan), il quale ha “appadrinato” la candidatura del giovane Ugo (in Italia non esistono giovani al di sotto dei 50 anni).
Tutta la ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ugo Cappellacci, per chi non lo conoscesse, è il Governatore della Regione Sardegna dal febbraio 2009. Durante la campagna elettorale che lo portò alla vittoria non ricordo di aver mai sentito la sua voce, ne di aver visto la sua faccia. La sua immagine era offuscata dalla presenza egocentrica di un personaggio che tutta Italia conosce bene, Silvio Berlusconi (per chi non lo sapesse è il presidente del Milan), il quale ha “appadrinato” la candidatura del giovane Ugo (in Italia non esistono giovani al di sotto dei 50 anni).<br />
Tutta la tournee di propaganda fu scandita dagli interventi televisivi di Berlusconi sulle reti nazionali e da simpatici teatrini nei quali, al lato di Ugo, incitava la folla a gridare il suo nome: “Silvio Silvio Silvio Silvio!”. Ugo divertito batteva le mani e gridava anche lui. Anche se il vero picco di comicità si raggiunse quando il Presidente del Consiglio chiamò alcuni amici conosciuti in Erasmus: “Pronto Putin, come stai? Senti stiamo vendendo delle imprese… te le compri tu? Dai che così salviamo l’economia sarda”, che risate, che coppia: meglio di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia!</p>
<p>Anche Ugo si era divertito durante la campagna elettorale e, anche se non parlava molto, stava sempre ridendo. Non a caso il suo slogan era: “La Sardegna tornerà a sorridere”. Purtroppo molte persone hanno preso sul serio quelle promesse, non capendo che si diceva tanto per dire, per sorridere, appunto.<br />
E così, per chi non conoscesse la storia, Cappellacci viene eletto Presidente della Regione Sardegna, la sua spalla comica lo ha abbandonato e Ugo si è ritirato da allora a vita privata. I pochi che lo conoscevano si sono dimenticati di lui, molti dei suoi elettori lo rimpiansero: “Peccato, proprio ora che bisognava iniziare a sorridere!”. Ma all’improvviso, il 25 marzo, dopo un mese di occupazione dell’Asinara il nostro Presidente torna a far parlare di se: “Il prossimo Consiglio Regionale si terrà all’Asinara“ disse. E così fu.<br />
Il 30 marzo, Cappellacci si imbarca sulla Sara D con un esercito di politici e giornalisti per andare a trovare i nostri cassintegrati. In quell’occasione (vi ricordate?) promise: “Oggi il bando internazionale, entro il 9 aprile l’accordo Eni-Ramco”.</p>
<p><a href="http://www.unblogindue.it/wp-content/uploads/2010/06/www.voloblu.comlisoladeicassintegrati.jpg"><img style="border: 0px none; display: inline;" src="http://www.unblogindue.it/wp-content/uploads/2010/06/www.voloblu.comlisoladeicassintegrati_thumb.jpg" border="0" alt="" width="446" height="337" /></a></p>
<p>Andrea Spanu, uno degli operai sull’isola (dai, quello con gli occhi azzurri) lo prese in contropiede: “Ho molto apprezzato le sue parole, Governatore, e mi sono quasi commosso  per l’impegno da voi mostrato. Tuttavia devo dirle che rimango scettico, e la sfido davanti ai giornalisti presenti a mantenere la parola data”. Ugo Cappellacci, stringendo la mano di Andrea, accettò la sfida.<br />
30 marzo… come passa il tempo, eh? Oggi è 10 giugno, l’accordo Eni-Ramco come tutti saprete è saltato per colpa del cattivo lavoro fatto dai politici, e il reality reale degli operai della Vinyls ha superato il triste traguardo dei 100 giorni. Sono passati più di due mesi e Ugo durante tutto questo tempo è stato un fantasma. Quest’abitudine del Governatore di scomparire a suo piacimento, dimenticandosi delle promesse fatte, è molto fastidiosa e sta compromettendo notevolmente la sua immagine tra i sardi. Fortunatamente per lui, gli offriamo un’ultima possibilità.<br />
Il 15 giugno il Ministero dello sviluppo economico ha organizzato un incontro con i presidenti delle regioni Sardegna, Veneto ed Emilia Romagna, i commissari della Vinyls e i sindacati nazionali (Cgil, Cisl, Uil e Ugl). Signor Presidente, Ugo Cappellacci, gli operai dell’isola dei cassintegrati le rinnovano questo invito. È la sua ultima possibilità per schierarsi al nostro fianco. Speriamo che non ci deluda.</p>
<p>NOTA: L’articolo che avete appena letto è di Marco Nurra, amministratore e creatore del blog <a href="http://isoladeicassintegrati.com/">L&#8217;Isola dei Cassintegrati</a>, che ci ha invitati a partecipare alla diffusione di queste importanti parole.</p>
<p>L’attesa per un accordo finale per i ragazzi della Vinyls ci accomuna tutti: questi uomini coraggiosi, che da tanti, troppi giorni sfidano il mare, il freddo prima e il caldo insopportabile ora, sono nostri padri, nostri fratelli, nostri mariti.</p>
<p>Saremo sempre con loro, al loro fianco, sia sull’Isola che sulla Torre Aragonese, vicini a chi lotta per non dare il colpo di grazia a questo territorio già da anni morente.</p>
<p>Sara e Matteo</p>
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		<title>Fuoriuscite di petrolio: perchè ci si preoccupa solo del Messico e non della Nigeria?</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 07:22:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>unblogindue</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono disastri più visibili di altri. È molto visibile quello avvenuto esattamente un mese fa nel Golfo del Messico, dove una piattaforma petrolifera è esplosa al largo della Louisiana provocando la morte di 11 persone e aprendo grandi falle nelle condutture che la collegavano al sottostante pozzo di proprietà della multinazionale britannica Bp. E l&#8217;attenzione dei media si capisce bene: si tratta probabilmente del più grave disastro petrolifero nella storia degli Stati uniti. I tentativi di fermare la fuoriuscita di greggio hanno dato solo scarsi risultati, mentre la marea ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono disastri più visibili di altri. È molto visibile quello avvenuto esattamente un mese fa nel Golfo del Messico, dove una piattaforma petrolifera è esplosa al largo della Louisiana provocando la morte di 11 persone e aprendo grandi falle nelle condutture che la collegavano al sottostante pozzo di proprietà della multinazionale britannica Bp. E l&#8217;attenzione dei media si capisce bene: si tratta probabilmente del più grave disastro petrolifero nella storia degli Stati uniti. I tentativi di fermare la fuoriuscita di greggio hanno dato solo scarsi risultati, mentre la marea nera è arrivata a lambire le coste della Louisiana e del Mississippi, dove sta devastando il complesso ecosistema delle zone umide del delta fluviale oltre a un&#8217;economia locale basata sulla pesca (che ora è vietata) e il turismo.</p>
<p>A seguito del disastro, i media e il governo Usa hanno acceso i riflettori su Bp, che è stata costretta ad assumersi tutte le responsabilità; ci sono state audizioni al Congresso, il governo federale ha aperto un&#8217;inchiesta. E in questo mese il valore delle azioni di Bp è sceso del 30%.<br />
Se lo stesso incidente fosse accaduto in Nigeria probabilmente la cosa si sarebbe risolta in qualche lancio d&#8217;agenzia, forse la notizia non avrebbe neppure raggiunto le pagine dei giornali. Nessun media internazionale in effetti ha dato notizia dell&#8217;ultimo incidente avvenuto laggiù, nel delta del Niger, dove un oleodotto della multinazionale americana ExxonMobil si è fratturato provocando una notevole fuoriuscita di petrolio. La compagnia petrolifera ha diffuso pochissimi dettagli.</p>
<p><a href="http://www.unblogindue.it/wp-content/uploads/2010/05/nigerianoilhdr6151.jpg"><img style="border: 0px none; display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" title="nigerian-oil-hdr-615-1" src="http://www.unblogindue.it/wp-content/uploads/2010/05/nigerianoilhdr6151_thumb.jpg" border="0" alt="nigerian-oil-hdr-615-1" width="369" height="248" /></a></p>
<p>È noto però che è stato proprio un incidente, non attribuibile a un attacco o sabotaggio di gruppi armati locali (che spesso prendono di mira le installazioni petrolifere), e dev&#8217;essere stato abbastanza grave da costringere ExxonMobil a sospendere le esportazioni di greggio nigeriano dichiarando «force majeure». Secondo notizie ufficiose citate dall&#8217;agenzia Reuters, da quell&#8217;oleodotto sono usciti circa 100mila barili al giorno per una settimana, prima che i tecnici della compagnia riuscissero a ripararlo. Totale: 700mila barili di greggio dispersi nei canali e acquitrini del delta del Niger. Nel Golfo del Messico, se dobbiamo attenerci alla stima di 5.000 barili per 30 giorni, sarebbero finora 150mila barili (anche se potrebbe aggravarsi parecchio, prima che Bp riesca a fermarlo). Non si tratta di fare graduatorie tra disastri: il punto è che nel caso della Nigeria nessun media internazionale ha mandato inviati e telecamere per descrivere il disastro, nessun presidente è andato in tv a dire che la compagnia petrolifera dovrà pagare, nessun filmato ci ha mostrato la melma nera che avvelena l&#8217;ecosistema, e nessuno ci dice quanto tutto questo pesa sull&#8217;economia locale. Ovviamente, nessun dirigente della compagnia petrolifera si è precipitato a spiegare cosa stanno facendo per ripulire e bonificare la zona. E le azioni della ExxonMobil, a differenza di quelle della Bp, non hanno risentito dell&#8217;incidente.</p>
<p>«La fuoriuscita di greggio nel golfo del Messico è una fotografia di cosa succede di routine nei campi petroliferi della Nigeria e di molti altri paesi africani», ha commentato Nnimo Bassey, attivista per i diritti umani nigeriano, capo del gruppo Environmental Rights Action (e presidente di Friends of the Earth internazionale). «Solo che in Nigeria le compagnie di solito ignorano questi incidenti, tappano il danno in qualche modo: se ne infischiano se l&#8217;ambiente e la sopravvivenza della gente locale è distrutta».</p>
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		<title>250 famiglie sperimentano uno stile di vita sostenibile: perchè non provarci?</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 07:18:00 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>

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		<description><![CDATA[Duecentocinquanta famiglie in Italia provano a modificare i propri stili di vita e consumi per risparmiare e salvaguardare l’ambiente. Ogni mese è stilata una classifica dei partecipanti più virtuosi e a novembre 2010, a un anno di distanza dall’avvio della sperimentazione, saranno decretati i finalisti e stilato un bilancio.

In palio, oltre a un premio ancora da definire, c’è la consapevolezza che una vita più sostenibile è possibile. Sono queste le caratteristiche del progetto europeo “Life races”, che coinvolge i comuni di Firenze (capofila, con 170 famiglie), Trento, Modena, Potenza e ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Duecentocinquanta famiglie in Italia provano a modificare i propri stili di vita e consumi per risparmiare e salvaguardare l’ambiente. Ogni mese è stilata una classifica dei partecipanti più virtuosi e a novembre 2010, a un anno di distanza dall’avvio della sperimentazione, saranno decretati i finalisti e stilato un bilancio.</p>
<p><a href="http://www.unblogindue.it/wp-content/uploads/2010/05/21123.jpg"><img style="border: 0px none; display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" title="21123" src="http://www.unblogindue.it/wp-content/uploads/2010/05/21123_thumb.jpg" border="0" alt="21123" width="430" height="292" /></a></p>
<p>In palio, oltre a un premio ancora da definire, c’è la consapevolezza che una vita più sostenibile è possibile. Sono queste le caratteristiche del progetto europeo “Life races”, che coinvolge i comuni di Firenze (capofila, con 170 famiglie), Trento, Modena, Potenza e Bari e che ha tra i partners Cnr Ibimet.</p>
<p>I primi risultati dell’esperienza saranno presentati nel corso del salone delle buone pratiche “Terra futura” (28-30 maggio, Fortezza da Basso, Firenze).<br />
L’esperimento è iniziato lo scorso novembre e ha una durata annuale. Alle famiglie che vi hanno aderito è stato chiesto di calcolare, attraverso bollette e scontrini, i consumi di acqua, gas e trasporti del 2008. Una volta ottenuti i dati di partenza sono stati fatti incontri ed è stato consegnato materiale informativo (scaricabile anche dal sito <a href="http://www.liferaces.eu/">http://www.liferaces.eu/</a>) per imparare a essere più sostenibili. Con una cadenza mensile vengono promosse delle “gare interne” – cui non è obbligatorio partecipare –,  che consentono di elaborare delle classifiche parziali per valutare l’andamento delle spese. Ai vincitori di volta in volta viene consegnato come premio una bicicletta o una stazione meteo domestica. Ci sono poi due appuntamenti obbligatori per tutti i partecipanti: il primo monitoraggio semestrale, che attualmente è in corso, e il bilancio finale, in cui si farà un confronto tra i dati di partenza e i dati di arrivo. Il risparmio nelle spese viene poi tradotto in quantità di Co2 che è stata risparmiata all’ambiente, consentendo di valutare la riduzione dell’impatto ambientale. Il monitoraggio avviene attraverso un inserimento dati via internet. In ogni caso per i non informatizzati è a disposizione un tutor che per telefono raccoglie le informazioni necessarie.<br />
“Il nostro obiettivo – spiega Valentina Grasso, referente del progetto per Cnr Ibimet – non è tanto quello di dare un riconoscimento a chi ha risparmiato di più, quanto invece di premiare coloro che maggiormente si sono impegnati nel progetto, partecipando anche ai nostri incontri e dimostrando di affrontare e gestire alcune difficoltà della vita quotidiana come, ad esempio, l’assenza di mezzi pubblici nella zona di residenza e così via. Insomma, premiamo la dedizione alla causa”. La presenza a Terra Futura del progetto “Life races” consentirà alle famiglie aderenti di lanciare un’ulteriore proposta: essere coinvolte nel Patto dei sindaci per Kyoto.</p>
<p>Fonte: Redattore Sociale</p>
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		<title>Concorso fotografico su Identità e Culture dell’Europa Multietnica: ecco come partecipare.</title>
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		<pubDate>Sat, 29 May 2010 07:14:00 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Raccontare in uno scatto i processi di integrazione degli immigrati in Italia e in altri cinque paesi europei: è la sfida lanciata ai fotografi dilettanti e professionisti di sei paesi europei dal concorso fotografico di Progetto ImmigrazioneOggi, realizzato per il secondo anno consecutivo in collaborazione con Ferrovie dello Stato.

“Ferrovie ed integrazione. Identità e culture di una Europa multietnica” è il tema dell’edizione 2010, che si apre a cinque altri paesi europei (Spagna, Francia, Belgio, Polonia e Lussemburgo), rappresentati dalle rispettive reti ferroviarie, che con Fs si riconoscono nei principi della ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Raccontare in uno scatto i processi di integrazione degli immigrati in Italia e in altri cinque paesi europei: è la sfida lanciata ai fotografi dilettanti e professionisti di sei paesi europei dal concorso fotografico di Progetto ImmigrazioneOggi, realizzato per il secondo anno consecutivo in collaborazione con Ferrovie dello Stato.</p>
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<p>“Ferrovie ed integrazione. Identità e culture di una Europa multietnica” è il tema dell’edizione 2010, che si apre a cinque altri paesi europei (Spagna, Francia, Belgio, Polonia e Lussemburgo), rappresentati dalle rispettive reti ferroviarie, che con Fs si riconoscono nei principi della “Carta Europea della Solidarietà”. Il concorso è rivolto ai fotografi, comunitari e non, residenti in questi sei Stati membri dell’Ue.<br />
Obiettivo dell’iniziativa è coinvolgere e sensibilizzare i cittadini europei sui temi dell’inclusione sociale delle persone più deboli (immigrati, richiedenti asilo, senza fissa dimora, ecc) indipendentemente dall’origine comunitaria o extracomunitaria, caratterizzate da culture e identità diverse rispetto a quelle della società di arrivo, e a volte per questa diversità ingiustamente discriminate ed emarginate.</p>
<p>Attraverso il concorso si darà visibilità ai processi di integrazione messi in campo a livello europeo  in luoghi simbolo, come le aree ferroviarie, punti di arrivo, di partenza e, ancora più spesso, di sosta e aggregazione e – talvolta – di pura sopravvivenza delle fasce più deboli della popolazione. Come nella scorsa edizione, anche quest’anno, oltre ai premi in denaro per il vincitore assoluto (1.500 euro) e per la migliore fotografia scattata da un fotografo non Ue (1000 euro), sono in palio due medaglie di rappresentanza del Presidente della Repubblica ed altri riconoscimenti che si aggiungeranno nei prossimi mesi.<br />
Per partecipare i concorrenti potranno inserire le loro fotografie in formato digitale nel sito <a href="http://www.immigrazioneoggi.it">www.immigrazioneoggi.it</a> fino al 30 luglio prossimo. Dal 31 luglio fino al 5 ottobre 2010 gli utenti della rete potranno votare le foto preferite per mandarle in finale e ad ottobre la Giuria tecnica – formata da fotografi,  giornalisti ed esperti della comunicazione sociale degli Stati membri coinvolti &#8211; designerà i vincitori.</p>
<p>A quel punto, ecco la principale novità rispetto alla prima edizione: una serie di mostre fotografiche che tra novembre e dicembre 2010 chiuderanno l’iniziativa, con Roma Termini, l’Hotel de Ville di Parigi, la Stazione centrale di Varsavia ed altre stazioni europee ed italiane ad ospitare una selezione delle fotografie più significative.<br />
Già a giugno 2010, invece, sarà inaugurata la mostra con i migliori scatti dell’edizione 2009: la si potrà ammirare al Centro di accoglienza per famiglie e minori “Padre Arrupe” di Roma (in uno spazio ceduto da Fs in comodato d’uso nel 2002). La stessa mostra sarà anche allestita, a cura dell’Osservatorio nazionale sul disagio e la solidarietà nelle stazioni italiane, in tutti gli Help center d’Italia (i centri di prima accoglienza che il Gruppo Fs d’intesa con gli enti locali e l’associazionismo ha aperto in questi anni nelle principali stazioni a sostegno delle persone più disagiate). Insieme alla Direzione per le Politiche sociali e Rapporti con le associazioni di Ferrovie dello Stato, sono state coinvolte nel progetto – che si inserisce nell’ambito delle iniziative dell’Anno europeo della lotta alla povertà e dell’esclusione sociale -  Société nationale des chemins de fer français (Francia), Red nacional de ferrocarriles españoles (Spagna), Société nationale des chemins de fer belges (Belgio), Les chemins de fer luxembourgeois (Lussemburgo) e  Polskie Koleje Panstwowe (Polonia). Per maggiori informazioni, <a href="http://www.immigrazioneoggi.it/">http://www.immigrazioneoggi.it/</a>.</p>
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		<title>“Sii bella e stai zitta”: fotografia della condizione femminile in Italia.</title>
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		<pubDate>Fri, 28 May 2010 21:03:00 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Nei giorni scorsi è stato promosso il lancio di un nuovo canale televisivo Mediaset attraverso un annuncio sensazionale: su La5 finalmente le Veline, ultraventennale muto ornamento dell’umorismo nazionalpopolare, saranno parlanti. Nientepopodimeno! Siamo o non siamo il paese delle &#8220;ragazze immagine&#8221;, mute per definizione? È naturale che la rottura del codice – sia pure nella nicchia del digitale – faccia scalpore.

&#60;&#60;Sii bella e stai zitta&#62;&#62;, di Michela Marzano, (Mondadori) è solo l´ultimo di una serie di bei libri pubblicati di recente da donne esterrefatte (Lorella Zanardo, Conchita Sannino, Caterina Soffici, Anais ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nei giorni scorsi è stato promosso il lancio di un nuovo canale televisivo Mediaset attraverso un annuncio sensazionale: su La5 finalmente le Veline, ultraventennale muto ornamento dell’umorismo nazionalpopolare, saranno parlanti. Nientepopodimeno! Siamo o non siamo il paese delle &#8220;ragazze immagine&#8221;, mute per definizione? È naturale che la rottura del codice – sia pure nella nicchia del digitale – faccia scalpore.</p>
<p><a href="http://www.unblogindue.it/wp-content/uploads/2010/05/veline.jpg"><img style="border: 0px none; display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" title="veline" src="http://www.unblogindue.it/wp-content/uploads/2010/05/veline_thumb.jpg" border="0" alt="veline" width="210" height="311" /></a><br />
&lt;&lt;Sii bella e stai zitta&gt;&gt;, di Michela Marzano, (Mondadori) è solo l´ultimo di una serie di bei libri pubblicati di recente da donne esterrefatte (Lorella Zanardo, Conchita Sannino, Caterina Soffici, Anais Ginori, Sandra Puccini). Per sua natura, rappresenta anche uno sforzo d´interpretazione teorica di questo evidente ritardo storico, evidenziato da un´utile comparazione cronologica con i nostri partner europei sulla via della parità e da richiami bibliografici all’evoluzione del pensiero filosofico sulla donna, sull’amore, sulla pornografia, sulla relazione fra libertà e uguaglianza.<br />
Anche le ingiustizie sociali – le donne italiane guadagnano il 25 per cento in meno degli uomini, le dirigenti sono solo il 13 per cento – trovano spiegazione grazie alla decodifica di una cultura egemone accettata come naturale &#8220;servitù necessaria&#8221;. Solo l´assuefazione al sopruso e la complicità subalterna alla rappresentazione pubblica della donna come mero oggetto di consumo spiegano, infatti, quel che all’estero resta un mistero: perché latita in Italia un movimento di rivolta contro una classe dirigente che si vanta di trattare così l´altra metà del paese? Perfino quando il Partito democratico ha codificato la parità di genere nei suoi organismi di direzione, è stato tollerato l´escamotage di gonfiarli fino a dimensioni abnormi pur di non sacrificare alcuna presenza maschile.<br />
MIchela Marzano adopera più volte la parola &#8220;regressione&#8221;. Mettendosi direttamente in gioco – molto intense le pagine dedicate alla sua mancata maternità vista come un´incompletezza che però l´accomuna pure alle donne madri – applica la regola femminista del &#8220;partire da sé&#8221; e dalla sua famiglia. Forse idealizza gli anni Settanta in cui sua mamma riusciva a essere insieme insegnante emancipata e angelo del focolare, trasmettendo ai figli un progetto di uguaglianza a prescindere dalla diversità sessuale. Si trattava anche allora di una crescita della consapevolezza circoscritta nell’ambito di una minoranza. Di lì a poco la tv commerciale, seguita a ruota dalla Rai, avrebbe moltiplicato su larga scala la cultura popolare retrograda dell’Italietta clericale e puttaniera. E questo avveniva proprio negli stessi anni in cui le altre nazioni industrializzate accompagnavano alla scoperta della libertà sessuale quel codice di rispetto della femminilità tuttora sconosciuto al nostro establishment.<br />
È analizzando questo substrato inconscio della nazione che Sii bella e stai zitta ci offre squarci preziosi. Marzano è assai profonda nell’analizzare come oggi venga vissuto in Italia il passaggio cruciale dell’adolescenza: «A differenza di altri paesi europei, la virilità prepotente continua a essere una specie di imperativo categorico per i nostri ragazzi». Alle giovani donne spetta naturalmente un´iniziazione speculare: «La tendenza generale, per una giovane, è interiorizzare la sofferenza, trasformando il suo corpo in cassa di risonanza delle difficoltà relazionali».<br />
Se Tullio De Mauro ci ha raccontato la piaga contemporanea dell’analfabetismo di ritorno, Michela Marzano ci spiega come l´analfabetismo sia in crescita anche nel campo emozionale. In materia d´amore è difficile capire come la dipendenza reciproca non debba soverchiare l´autonomia. Altrettanto difficile è contrastare la sottocultura della violenza sulle donne in un paese il cui primo ministro dichiara scherzosamente che ci vorrebbero troppi soldati antistupro a proteggere le troppe belle donne. Legittimando un parallelo tra bellezza femminile e violenza maschile.<br />
Così in Italia anche la diffusione del consumo pornografico, non certo una nostra esclusiva, grazie alla cassa di risonanza dell’ossessivo porno-soft televisivo – questo, sì, un record mondiale – domina la scena pubblica. Diviene carattere distintivo della classe dirigente maschile. Ma pervade la società con effetti ancora troppo poco esplorati. Perché l´eros fasullo del corpo plastificato, la donna italiana ridotta a bambola virtuale, genera la frustrazione del desiderio. Disgiunge il corpo dall’anima.<br />
Si capisce bene come un´intellettuale cosmopolita come Michela Marzano, &#8220;tornando&#8221; nel suo paese, avverta il bisogno di protestare. Perché il suo non è un salto indietro nel tempo, ma la scoperta di una post-modernità imbarbarita.</p>
<p>Fonte: la Repubblica</p>
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		<title>L’Aquila, capitale delle illusioni e delle speranze tradite.</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 07:00:00 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Non è più sotto i riflettori, L&#8217;Aquila, eppure osservarla è ancora utile per vedere l&#8217;Italia che non ha mai smesso di tremare. Non solo perché sul piatto ricco del capoluogo abruzzese si è innestato il &#8220;sistema gelatinoso&#8221; che ogni giorno si svela meglio sotto i nostri occhi, ma anche perché costituisce ancora l&#8217;angolazione migliore per certificare quell&#8217;imponente e superbo lavoro d&#8217;immagine prodotto nell&#8217;ultimo anno dagli uffici stampa della protezione civile e del governo.
Basta passare, per esempio, qualche ora nella nuova Mensa dei poveri di Celestino, inaugurata nel primo anniversario del ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è più sotto i riflettori, L&#8217;Aquila, eppure osservarla è ancora utile per vedere l&#8217;Italia che non ha mai smesso di tremare. Non solo perché sul piatto ricco del capoluogo abruzzese si è innestato il &#8220;sistema gelatinoso&#8221; che ogni giorno si svela meglio sotto i nostri occhi, ma anche perché costituisce ancora l&#8217;angolazione migliore per certificare quell&#8217;imponente e superbo lavoro d&#8217;immagine prodotto nell&#8217;ultimo anno dagli uffici stampa della protezione civile e del governo.</p>
<p>Basta passare, per esempio, qualche ora nella nuova Mensa dei poveri di Celestino, inaugurata nel primo anniversario del terremoto al cospetto di san Guido Bertolaso in persona che l&#8217;ha voluta sopra ogni cosa, per vedere uno spaccato della società italiana.</p>
<p>Gente accorsa da ogni dove, soprattutto stranieri ma anche tanti tanti italiani, disposti ad attraversare lo Stivale con gli ultimi spicci rimasti nelle tasche perché «all&#8217;Aquila ci hanno detto che è cominciata la ricostruzione e con tutti quei cantieri aperti un posto di lavoro si trova di sicuro». Lo hanno sentito dire in tv, nei centri di collocamento e di accoglienza, nei dormitori della Caritas o direttamente dalla polizia.</p>
<p><a href="http://www.unblogindue.it/wp-content/uploads/2010/05/terremotolAquila.jpg"><img style="border: 0px none; display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" title="terremoto-lAquila" src="http://www.unblogindue.it/wp-content/uploads/2010/05/terremotolAquila_thumb.jpg" border="0" alt="terremoto-lAquila" width="454" height="310" /></a><br />
«È questa la mensa dei poveri? Non mangio da tre giorni e da due notti dormo su una panchina. Ma non sono un miserabile, io. Siciliano sono, e stavo a Firenze a fare il carpentiere. Poi mi hanno licenziato, ho finito i soldi, e con tre figli a Palermo sono andato dalla polizia. Non voglio tornare a fare lo spacciatore per la mafia che poi ti frega sempre, o a tagliare erba per tutto il giorno per 20 euro. È la polizia che mi ha pagato il biglietto del treno dicendo: &#8220;Vai all&#8217;Aquila, lì stanno ricostruendo tutto&#8221;».</p>
<p>Salvatore è un fiume in piena quando arriva con la sua faccia da naufrago, scura come fosse uno dei tanti maghrebini che dopo pranzo si consultano sotto il porticato prima di ricominciare a bussare ad ogni porta. Inutilmente, perché all&#8217;Aquila la ricostruzione non è partita, sul progetto C.a.s.e. di Berlusconi ha mangiato solo chi doveva, e lavoro non ce n&#8217;è per nessuno.</p>
<p>La maggior parte ma non tutti sono immigrati regolari. C&#8217;è chi, come Faouzi, marocchino, vive in strada da otto mesi perché all&#8217;Aquila non c&#8217;è nemmeno un buco di dormitorio pubblico. O chi, come Abdel, da 24 anni in Italia, si è rotto un braccio nel cantiere dove lavorava ma il suo datore, un albanese arrivato qui dopo il terremoto, lo ha già cacciato via anche dalla casa che subaffittava ai suoi dipendenti.</p>
<p>Così tanti immigrati non c&#8217;erano mai stati, da queste parti, e nessuno qui è pronto a una sfida del genere proprio mentre la città è morta. Perciò qualche giorno fa la questura ha pensato di risolvere il problema con un maxi-blitz della polizia che si è quasi trasformato in uno scontro aperto tra autorità civili e religiose. «Accogliamo tutti, non chiediamo certo i documenti a nessuno &#8211; spiega Paolo Giorgi, presidente della Fraterna Tau che gestisce la mensa &#8211; anche perché cacciare via questa gente significherebbe solo regalarli alla delinquenza e sarebbe un grave danno per la città».<br />
Ma la mensa, uno dei primi edifici ricostruiti dopo il terremoto con i fondi in parte raccolti dal quotidiano Il Centro (costo 2.200.000 euro), in un angolo dell&#8217;area comunale di Piazza D&#8217;Armi (divenuto così di proprietà del Consorzio Celestiniano, costituito da volontari laici ma sotto la guida del frate francescano Quirino Salomone), distribuisce viveri anche a molti aquilani diventati improvvisamente &#8220;bisognosi&#8221; dopo il sisma. Se la vecchia mensa distribuiva una ventina di pasti al giorno, la nuova sala pranzo, che occupa un&#8217;ala della moderna costruzione di acciaio e legno &#8211; comprendente una chiesa con campanile, un convento e un centro di accoglienza per ragazze madri &#8211; può ospitare fino a 220 persone. Chi l&#8217;ha voluta ha visto lungo, perché in effetti con l&#8217;aria che tira all&#8217;Aquila non si rischia certo che rimanga sottoutilizzata.</p>
<p>Anche se c&#8217;è chi, come Alberto Bazzucchi, ricercatore aquilano del Cresa, sostiene che i danni provocati dal sisma sono poca cosa rispetto al deterioramento cui era ormai giunto il tessuto socio-economico aquilano, ulteriormente castigato dalla crisi internazionale. «Oggi in Abruzzo la povertà ha cambiato natura &#8211; spiega padre Quirino &#8211; ne è indice non la fila alla mensa quanto piuttosto il grande numero di persone, soprattutto donne, che ogni giorno ci chiede cibo da portare a casa. Una nuova utenza che pur avendo di nuovo un tetto, se col terremoto ha perso il lavoro e magari ha bimbi piccoli, non riesce a pagare le bollette e a fare spesa». Chiedono viveri e qualche volta soldi per i libri o le medicine. Poi, la domenica, «tutta la famiglia viene a mangiare a mensa». C&#8217;è chi si vergogna, come la signora di 73 anni con orecchini d&#8217;oro e un filo di perle al collo che, rifiutandosi di andare a vivere sul litorale, è ora ospite di parenti e amici ma con 368 euro di pensione per mangiare si arrangia così. O come Maria, separata e con i due figli piccoli che le trotterellano dietro con i vassoi in mano.</p>
<p>Di storie da raccontare ce ne sono troppe. E anche quelle dei volontari meriterebbero più di qualche riga. Vite italiane (tutte) sotto la lente d&#8217;ingrandimento dell&#8217;Aquila.</p>
<p>Liberamente riadattato da: Il Manifesto</p>
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